Iniziato il conto alla rovescia per l'election day del 20 e 21 settembre, quando contemporaneamente si voterà per il referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari, per le regionali (in sette realtà, ma non nel Lazio) e per le amministrative in mille Comuni, tra i quali quattordici capoluoghi di provincia e quattro di regione. In provincia di Frosinone sono nove i Comuni al voto.
Per il referendum voteranno 481.000 elettori ciociari (496 le sezioni elettorali), mentre per le comunali nei nove centri interessati gli aventi diritto al voto saranno 54.000. La scheda per il referendum sarà di colore rosa, quella per le comunali invece azzurra. La votazione si svolgerà nei giorni di domenica 20 settembre (dalle 7 alle 23) e lunedì 21 settembre (dalle 7 alle 15).

Lo scrutinio delle schede inizierà dal referendum, subito dopo la chiusura dei seggi. Mentre invece lo spoglio delle comunali comincerà alle ore 14 di martedì 22 settembre. Per quanto concerne le comunali, l'eventuale ballottaggio è previsto soltanto a Ceccano, l'unico Comune con oltre 15.000 abitanti. L'ipotesi si concretizzerà se nessuno dei candidati a sindaco avrà superato il 50% più uno dei consensi al primo turno. I tempi supplementari si svolgerebbero il 4 e 5 ottobre prossimi. Ricordiamo che si vota a settembre a causa del rinvio per l'emergenza Covid. Relativamente al referendum sul taglio dei parlamentari, lo stesso era stato originariamente previsto per il 29 marzo scorso.

E veniamo proprio al referendum. Il testo del quesito è questo: "Approvate il testo della legge costituzionale "Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari", approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 240 del 12 ottobre 2019?". Si tratta del referendum che taglia 345 seggi parlamentari: 230 alla Camera e 115 al Senato. Trattandosi di referendum confermativo, non è previsto il raggiungimento del quorum. Sarà comunque valido e il risultato verrà determinato esclusivamente dal numero dei sì e dei no. Il testo di legge era stato approvato da entrambi i rami del Parlamento a maggioranza assoluta, ma poiché la riforma costituzionale non è passata a maggioranza qualificata dei due terzi dei componenti di ciascuna Camera, un quinto dei senatori ha potuto richiedere il referendum confermativo.

Quasi un anno fa, a Montecitorio e Palazzo Madama, ci fu il via libera anche del Pd (in precedenza contrario), sulla base di un accordo di maggioranza che prevedeva pure la modifica della legge elettorale. Adesso che è iniziata la volata finale, non mancano malumori nel Pd, dove sta crescendo il fronte del no. Contraria anche FI, tranne eccezioni. Per il sì sono Lega e Fratelli d'Italia. Oltre ai Cinque Stelle, ai quali è attribuibile il referendum. Si tratta ancora una volta di un'operazione cavalcata sull'onda del populismo e della demagogia. Non è con questo tipo di risparmio economico che si rimette in sesto il Paese. Inoltre il solo taglio dei seggi parlamentari "mutilerebbe" un impianto costituzionale, quello repubblicano, che si fonda su un sistema di pesi e contrappesi molto delicato. Un sistema destinato a modifiche profonde, per esempio su scenari come l'elezione del presidente della Repubblica, la composizione della Corte Costituzionale e quella del Csm.

Ma è il tema della rappresentanza dei territori quello maggiormente sotto attacco. Nel Lazio oggi si eleggono 28 senatori. Scenderebbero a 18. Mentre nel collegio Lazio 2 della Camera si passerebbe da 20 a 12 deputati. Con l'attuale sistema elettorale, i collegi uninominali maggioritari scenderebbero da 348 a 211. Ben 127 in meno. Numeri che avrebbero un riflesso a cascata, a tutto campo: diminuendo i collegi, l'estensione geografica degli stessi (sia uninominali che plurinominali) aumenterebbe. Per ogni deputato il numero degli abitanti passerebbe da 96.006 a 151.210. Mentre, per ogni senatore, da 188.424 a 302.420. Si continua a parlare molto del Germanicum, un sistema elettorale che confermerebbe i 63 collegi plurinominali proporzionali e le 23 circoscrizioni del Rosatellum.

L'effetto sul territorio sarebbe inevitabile: Frosinone e Latina farebbero parte dello stesso collegio proporzionale. E con 230 deputati e 115 senatori in meno, con un collegio da dividere fra le due province del Basso Lazio, la rappresentanza del territorio sarebbe penalizzata. Un alto colpo durissimo dopo la riforma delle Province.
Senza considerare che un sistema elettorale proporzionale cancellerebbe definitivamente le preferenze. Consegnando le chiavi delle elezioni sempre di più alle segreterie dei partiti. Ecco perché il voto del 20 e 21 settembre riguarderà la democrazia rappresentativa, specialmente quella dei territori.