Non si ferma il grande ballo dei gruppi consiliari della maggioranza di centrodestra al Comune di Frosinone.
Il consigliere Corrado Renzi ha deciso di aderire alla Lista per Frosinone, lasciando quindi il Polo Civico. Una scelta che arriva qualche giorno dopo il cambio della guardia dell'assessore in quota Polo Civico: Nohemy Graziani al posto di Francesca Chiappini. Una decisione sollecitata al sindaco da quattro consiglieri del Polo Civico: Debora Patrizi, Igino Guglielmi, Claudio Caparrelli e Francesco Trina. Non da Corrado Renzi, che infatti aveva detto di riconoscersi pienamente nell'operato della Chiappini. Evidentemente il fuoco covava sotto la cenere.

Fra le altre cose va sottolineato che il sindaco Nicola Ottaviani nella lettera di revoca dell'assessore Francesca Chiappini scrive: «Ritenuto in questa sede provvedere a revocare dall'incarico di assessore comunale all'avvocato Chiappini Francesca, nominata con precedente decreto del 15/12/2018, in ragione delle indicazioni espresse dal gruppo politico di riferimento, connesse ad un normale avvicendamento di incarichi».
Da un lato il riferimento alle indicazioni del gruppo politico di riferimento (il Polo Civico), dall'altro quello che viene definito un «normale avvicendamento». Ma è chiaro che Corrado Renzi la vede in maniera diversa. Così come è evidente che il patto federativo tra il Polo Civico di Gianfranco Pizzutelli e la Lista per Frosinone di Antonio Scaccia non esiste più. Dicevamo dei continui cambi negli assetti dei gruppi consiliari di maggioranza al Comune di Frosinone. A questo punto il quadro è il seguente.

Il Polo Civico scende da 5 a 4 consiglieri: Debora Patrizi, Claudio Caparrelli, Igino Guglielmi, Francesco Trina. In giunta esprime due assessori: Fabio Tagliaferri e Nohemy Graziani. Resta il più numeroso, ma non da solo. Infatti viene "raggiunto" dalla Lega e proprio dalla Lista per Frosinone.
La civica di Antonio Scaccia sale a 4 consiglieri: Sergio Verrelli, Marco Ferrara, Sergio Crescenzi e Corrado Renzi. Indica 1 assessore: Antonio Scaccia, che è anche vicesindaco.
Pure la Lega ha 4 consiglieri: Sara Bruni, Gianpiero Fabrizi, Danilo Magliocchetti, Andrea Campioni. L'assessore di riferimento è Rossella Testa.
Poi c'è Fratelli d'Italia, con 3 consiglieri: Thaira Mangiapelo, Maria Rosaria Rotondi, Domenico Fagiolo. In giunta l'assessore del gruppo è Pasquale Cirillo.
Sono 2 i consiglieri comunali di Forza Italia: Adriano Piacentini e Riccardo Masecchia. L'assessore è Cinzia Fabrizi.

Quindi c'è la Lista Ottaviani, con 2 consiglieri: Giovambattista Mansueto e Achille Campoli. Gli assessori sono 2: Massimiliano Tagliaferri e Valentina Sementilli. Il quadro dei consiglieri comunali è completato da Carlo Gagliardi (Gruppo Misto) e dallo stesso sindaco Nicola Ottaviani. Mentre in giunta c'è l'assessore tecnico al bilancio Riccardo Mastrangeli. A questo punto bisognerà vedere quello che succederà in autunno. Certamente non si può escludere che Antonio Scaccia possa chiedere un riassetto delle deleghe assessorili, finalizzato anche ad ottenere un secondo posto in giunta per la Lista per Frosinone. In otto anni di mandato il sindaco Nicola Ottaviani ha toccato l'assetto dell'esecutivo con il "contagocce". Ma allo stesso tempo ha tenuto costantemente in considerazione sia il risultato elettorale che le richieste (motivate) dei gruppi consiliari di maggioranza.

Tutto questo ragionamento andrà necessariamente ad essere inquadrato anche nel dibattito sulla futura candidatura a sindaco del centrodestra. Vero che mancano ventuno mesi all'appuntamento, però partiti e liste civiche stanno già posizionando le truppe sullo scacchiere. Su quello stesso scacchiere dove Nicola Ottaviani ha delimitato i confini attraverso la proposta di celebrazione delle primarie. Uno scenario che però deve tener conto di almeno due considerazione. La prima: Lega, Fratelli d'Italia e Forza Italia potrebbero chiedere che la candidatura a sindaco di un capoluogo come Frosinone sia presa in considerazione da un tavolo regionale della coalizione. La seconda è che le primarie saranno davvero "blindate" soltanto in un quadro completamente unitario della coalizione di centrodestra. Nel senso che tutti i protagonisti devono accettare di restare nell'alleanza chiunque poi dovesse essere il vincitore e quindi il candidato.