«Il momento straordinario richiede collaborazione istituzionale tra maggioranza e opposizione». Lo ha detto Stefano Parisi, consigliere regionale del centrodestra e candidato alla presidenza della Pisana la volta scorsa.

Rilevando nel corso della seduta consiliare straordinaria sul tema: «L'Unione Europea non può più permettersi un'Italia con bassi tassi di crescita e a rischio di una crisi finanziaria. L'Italia ha avuto più soldi di tutti, non per la capacità del governo di trattare, ma perché è il Paese che è uscito peggio da questa pandemia. Purtroppo l'occasione storica che abbiamo davanti incontra un ostacolo molto grande: il funzionamento dell'amministrazione pubblica. La Giunta della Regione Lazio in sette anni non è stata in grado di spendere 209 milioni di fondi Ue, oggi oggetto di rimodulazione.

E Zingaretti ha annunciato 12 miliardi di opere pubbliche, molte delle quali già finanziate e che attendono di essere "cantierate" da oltre dieci anni.
Ora dobbiamo cogliere la grande sfida che abbiamo di fronte. Credo sia molto importante che si facciano meno conferenze stampa e che ci si concentri più sulle cose da fare.

Dal giorno dell'accordo europeo sul Recovery Fund in poi, stiamo assistendo a una serie di comunicazioni che non hanno attinenza con la realtà. Parlando delle opere pubbliche, il presidente Zingaretti e il ministro De Micheli nei giorni scorsi hanno annunciato un elenco di opere pronte per essere realizzate, che in realtà non esiste, non si riferisce ad alcuna decisione presa.
Allo stato attuale il Dl Semplificazioni,che deve ancora essere convertito in legge, non contiene un elenco di opere da commissariare».

Aggiunge: «Stesso discorso per la sanità.
Quante volte Zingaretti ha annunciato la fine del commissariamento? Né parlava già in campagna elettorale. In ogni caso, i poteri straordinari che il presidente della Regione ha avuto per dodici anni non sono stati utilizzati per riorganizzare e rilanciare la sanità regionale, ma soltanto per tagliarne i costi.
Ora però non dobbiamo tornare alla situazione precedente. Non servono nuove assunzioni e investimenti senza una logica. Per cambiare la sanità del Lazio bisogna renderla economicamente stabile, equa e sostenibile. Ed è cruciale una partnership tra pubblico e privato.

Il piano Ricostruire che abbiamo presentato prevede cinque aree di intervento su cui, a nostro avviso, bisognerebbe concentrare non solo le risorse esistenti, ma soprattutto i fondi del Mes, che per la Regione Lazio ammontano a poco meno di quattro miliardi».