L'emergenza economica. La pandemia e un futuro ancora pieno di incognite. Una provincia piegata che stenta a intravedere una possibile ripartenza. Un senso di sfiducia generalizzato che è facile percepire ovunque. Frosinone del post-Covid che cerca di mettersi alle spalle la paura dell'emergenza sanitaria ma non riesce a capire da dove ripartire...Con la politica. Che in molti sentono distante, assente, impalpabile. Massimo Ruspandini dal 2018 è il senatore della provincia ciociara. Siede in quella parte dell'emiciclo del Senato riservata ai banchi dell'opposizione. Non è nella stanza dei bottoni.
Il suo partito, Fratelli d'Italia, si è sempre tenuto orgogliosamente fuori da strani amori. Non dialoga con il Pd. Non vuole sentir parlare di grillini. Non ha mai inciuciato con Renzi e le sue strambe alleanze.

Premette: «Viviamo il periodo più critico dal dopoguerra. Il Covid ci ha mostrato l'inadeguatezza delle nostre classi dirigenti. Sono state abolite molte delle prerogative del Parlamento per assumere migliaia di mediocri consulenti che stanno facendo sprofondare nel caos un Paese ricco di risorse e potenzialità. Hanno messo da parte le soluzioni semplici (soldi subito in tasca ai lavoratori e alle loro famiglie, sgravi fiscali e contributi immediati alle imprese parametrati al fatturato e ai danni subiti) per burocratizzare nel modo peggiore la nostra già soffocante macchina amministrativa.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: imprese devastate, famiglie in crisi, lavoratori senza alcuna sicurezza per il futuro».

E il famoso dialogo delle opposizioni con il governo?
«Fa bene Giorgia Meloni a rimanere in una posizione attenta e diffidente. Fratelli d'Italia non è alla ricerca di spartizioni. Il nostro partito è in prima linea per difendere il Made in Italy, le nostre imprese e la nostra agricoltura. E per vigilare che i soldi dei lavoratori non prendano la via degli studi professionali di qualche miriade di consulenti sopravvalutati e raccomandati dall'establishment».

In tanti dicono che la politica non sia in grado di gestire questa fase...
«I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Ci sono ancora lavoratori che non hanno avuto accesso alla cassa integrazione. Imprenditori completamente abbandonati dallo Stato. Migliaia di pagine di provvedimenti che ingrassano la burocrazia e rallentano la soluzione dei problemi. A chi dice che la "politica" non è in grado di risolvere i problemi risponderei innanzitutto che non sono in grado Conte, il Pd e i Cinque Stelle che governano il Paese».

Lei sa bene che in tanti, quando parlano di "politica" non all'altezza, si riferiscono anche all'opposizione...
«Mi rendo conto di questo. Ma è anche il momento di dire, a chi generalizza con facilità, che questa "politica" è pure il frutto di un paio di decenni nei quali si è fatto tutto il possibile per allontanare i cittadini dall'interessarsi alle questioni di tutti. Chi faceva politica credendoci, mettendoci tempo, passione e risorse veniva visto "male". Guardato con sospetto. Non è un caso che ci troviamo ora un Parlamento pieno di "scappati di casa", che spesso non hanno alcun consenso e sono lì perché espressione di qualche diavoleria digitale nella quale è bastata una decina di attivisti a decretarne la candidatura. È evidente che mi riferisco soprattutto al M5S».

La sua carriera ha connotati diversi...
«Non la chiamerei carriera. Il termine non mi piace. Nel mio partito, che ho avuto il piacere di frequentare dal momento della fondazione, sembrerà strano, ma vige ed è rispettato il principio del merito. Non si progredisce se si partecipa a cene più o meno importanti ma se si producono risultati. Se si accrescono i consensi e la partecipazione. Nel mio caso, a Roma, qualcuno avrà studiato il caso della mia città, Ceccano. Dove in quindici anni il mio gruppo ha saputo creare una classe dirigente, ha conquistato una roccaforte dominata per trent'anni dal Pci, dal Pds, dal Pd e ha condannato gli eredi di quella storia all'estinzione. Alle prossime elezioni non riusciranno nemmeno a presentare il simbolo del Pd. Con Fratelli d'Italia, che oltre ad avere avuto il sindaco (Roberto Caligiore ndr), che rieleggeremo, ha una delle percentuali più alte a livello nazionale tra i Comuni con oltre quindicimila abitanti.
Qualcuno magari avrà visto la crescita di decine di talenti in giro per la provincia. Spesso si fa un gran parlare delle campagne acquisti, di nomi blasonati che passano da un partito all'altro. Nessuno osserva la crescita di tanti giovani in tante realtà, grandi e piccole.
È bene ricordare il proverbio giapponese: fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce...».

Veniamo alle questioni nostrane. Come vede il futuro della Ciociaria?
«Partiamo innanzitutto da un tessuto sano. La provincia di Frosinone ha una storia fatta di tenacia, abnegazione, soglia del sacrificio molto alta. Questo mi fa pensare che tante delle nostre imprese riusciranno a superare meglio di altre questa fase. C'è poi un problema nazionale legato all'automotive. Qui c'è la Fca. Tutto andrà avanti e potrà avere un futuro se il governo si sbrigherà ad emanare provvedimenti in grado di rilanciare il settore. Determinando quella ripresa a "V" che per il settore dell'auto non è solo auspicabile. È la condizione "sine qua non"».

In questo periodo si è parlato molto di un nuovo rapporto con l'ambiente...
«Aggiungo: che non parta da posizioni demagogiche.
L'ambiente va salvaguardato e tutelato al pari del progresso, dello sviluppo e del benessere diffuso.
Trovo incredibile che ci siano aziende sane, pulite, controllate e controllabili che non abbiano la possibilità di "fare" per gli incredibili e anacronistici lacciuoli del Sin. Ho sottolineato questo problema al ministro Costa che se ne sta interessando spero in maniera "produttiva". Dobbiamo uscire dalla logica del sospetto a tutti i costi ed entrare in quella più "pragmatica" del lasciar fare con tutta una serie di garanzie a favore del pubblico e di responsabilità a carico delle imprese che sbagliano».

Lei ha una particolare predilezione per il dialogo con i giovani. Quale consiglio si sentirebbe di dare? «Quello di impegnarsi ogni giorno senza rincorrere le apparenze e senza cercare le scorciatoie. Sembrerà banale come consiglio ma non lo è. Questo mondo è in profonda evoluzione e può essere cambiato in meglio acquisendo consapevolezze verso temi che, certe "élite" hanno volutamente tenuto in disparte. Riscoprire l'impegno nei confronti degli altri, la valorizzazione delle identità, la cultura del territorio sono alla base di una crescita più sana e sostenibile. Mi fa piacere che ora, a seguito del Covid, ne cominci a parlare tutta una serie di urbanisti cari alla grande stampa. Il mondo nelle mani di pochi, globalizzato senza alcun limite, schiavo del digitale, refrattario ai contatti umani non mi piace e non mi appassiona».

Una volta ebbe una discussione piuttosto accesa con un funzionario della Regione che aveva rappresentato il Lazio, alla Bit di Milano, solo attraverso il Colosseo...
«Fu nel momento in cui venni chiamato a guidare l'assessorato al turismo della Provincia. E mi trovai a Milano, nello stand della Regione, nel quale campeggiava solo l'immagine del Colosseo. Nulla invece per testimoniare la storia millenaria della nostra provincia. Come le mura megalitiche, per esempio. Le mie rimostranze, decisamente poco diplomatiche, se le ricordano ancora i funzionari che avevano voluto quel progetto che rappresentava bene Roma ma malissimo il resto del Lazio. Un "modus operandi" che si è perpetrato nel tempo tra l'indifferenza generale. Fu proprio in quell'occasione che promuovemmo un concorso internazionale per un brand territoriale. Vinse "Ciociaria – Cuore del Lazio" un progetto premiato da una giuria presieduta da Paolo Portoghesi. Come spesso avviene da queste parti, con l'arrivo della nuova amministrazione quel logo bellissimo venne messo da parte. E ora la Regione, non sapendo come buttare i soldi, ne ha addirittura fatto un altro».

Fratelli d'Italia-Lega: con l'ascesa della Meloni sta diventando anche un derby per la leadership del centrodestra. Ora la sfida è sul territorio...
«Giorgia Meloni è protagonista di un'ascesa meritatissima, frutto di tantissimo lavoro e di un tratto distintivo che pare non interessare più a nessuno: quello della coerenza. La coerenza alla fine però paga.
Ed è giusto che Giorgia e Fratelli d'Italia raccolgano ora questi consensi e questo successo che secondo me andrà ben oltre le percentuali che vengono raccontate ora dai sondaggi. Sul territorio, come a livello nazionale, non c'è alcun derby. Raccogliamo semplicemente, in continuazione, l'adesione di amministratori che vogliono ritornare a occuparsi di "politica dei fatti" e che intravedono l'impossibilità di continuare nella "politica dei selfie" con la quale si è tentato in questi anni, da più parti, di costruire il consenso. In questo momento serve concretezza. E la politica deve essere sobria, concentrata sui risultati, attenta all'evolversi della crisi.
La propaganda fine a se stessa non serve a nessuno».

C'è chi parla di una crisi generalizzata delle classi dirigenti...
«Le classi dirigenti non sono avulse dal contesto decadente nel quale si trova il nostro Paese. Ma spesso ancora oggi, per esempio, ci troviamo ad assistere alle associazioni rappresentative di industriali e imprenditori spesso a braccetto con quei politici che per decenni non hanno saputo sburocratizzare e rendere più moderna l'Italia. Rabbrividisco all'idea che ci vogliano decenni per completare procedimenti amministrativi, per costruire una casa, per dare forma a una qualsiasi impresa. Si sono decuplicate le sovrastrutture decisionali a danno della velocità e della modernizzazione del Paese. Se la politica ha le sue responsabilità qualche domanda devono farsela anche quei "capitani di impresa" che non hanno mancato occasione di applaudire e sostenere il "piddino" di turno alla guida del governo».

Covid, smart-working, distanziamento sociale.
Come se ne esce?
«Non ho le competenze per saperlo. Non sono in grado di prevedere il futuro. Dico che occorre prudenza e senso di responsabilità. Il distanziamento sociale posso concepirlo come una necessità contingente ma credo sia necessario tornare a vivere, con tutti i difetti che aveva, nel mondo di prima. Questo non potrà mai essere più bello e interessante. Stessa cosa per lo smart-working. Non mi piace chi lo esalta a prescindere. Chi prima lavorava in ufficio oggi a casa si trova costretto a lavorare il doppio. Anche per quei furbi che già facevano poco in ufficio e ora sono praticamente in vacanza. Detto questo, ci sono poi delle questioni sociali ed economiche di non secondaria importanza. Qualcuno ha calcolato i danni a tutta l'economia non andando a lavorare in ufficio? Quanti posti di lavoro si perderanno senza un'analisi seria del problema?».

Per il senatore è uno strano sabato di luglio. Ci sono le tante questioni dei decreti in corso di conversione in Parlamento, il tessuto produttivo della provincia che cerca interlocuzioni sui temi più spinosi, quelli riguardanti gli aiuti che non arrivano e le prospettive per la ripresa. Le competizioni locali: quella di Ceccano, in corso, e quella di Frosinone che sta per mettersi in moto. Sullo sfondo una crisi di governo che potrebbe arrivare da un momento all'altro aprendo la madre di tutte le sfide: quella per la conquista della Regione. Non c'è tempo per il mare. Il campionato della politica pare non fermarsi più.