Sembra prossima l'intesa tra Governo e Regioni sulla data dell'election day. Secondo le ultime indiscrezioni, sarebbe ormai questione di ore l'ufficializzazione dell'accorpamento a fine settembre per le elezioni regionali 2020 in Valle d'Aosta, Veneto, Liguria, Toscana, Marche,Campania e Puglia con il referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari e con le amministrative in un migliaio di Comuni sparsi in tutta Italia.

Come è noto, si sta discutendo da settimane su come e quando recuperare il voto, dopo che le scadenze elettorali erano state rinviate dalla primavera alla fine dell'estate a causa dell'emergenza Coronavirus.
Dunque, secondo le voci di corridoio, il Governo Conte e le Regioni interessate avrebbero trovato l'accordo definitivo sulle giornate di domenica 20 e lunedì 21 settembre per concentrarvi le tre consultazioni previste nel 2020. E questo nonostante alcuni governatori avessero chiesto con forza di anticiparle per non far coincidere il voto con l'inizio dell'anno scolastico.

Il voto era stato rimandato con un decreto che indicava quale periodo di apertura dei seggi quello compreso tra il 15 settembre e il 15 dicembre. Ora però, se l'election venisse confermato, il 20 e 21 settembre si terranno così le elezioni per il rinnovo del Consiglio regionale e del presidente in Valle d'Aosta, Veneto, Liguria, Toscana, Marche, Campania e Puglia; le amministrative in oltre mille Comuni, fra i quali tre capoluoghi di Regione; Aosta, Trento e Venezia; il referendum costituzionale confermativo sul taglio dei parlamentari, rimandato dal 29 marzo.

Riguardo alla consultazione popolare, non servirà raggiungere il quorum, in quanto è di natura confermativa per approvare oppure respingere la riforma degli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione.
La modifica prevede la riduzione del numero dei membri del Parlamento.
Infatti, se il 20 e 21 settembre passerà la riforma, quindi se vinceranno i sì, i deputati alla Camera scenderanno da 630 a 400, i senatori da 315 a 200, per un totale di 600 parlamentari.

L'election day interesserà anche diversi Comuni della nostra provincia. Per la precisione sono otto quelli chiamati alle urne per il rinnovo delle Amministrazioni e del sindaco: Belmonte Castello, Ceccano, Cervaro, Guarcino, Fontana Liri, Patrica, Pontecorvo, Trevi nel Lazio. Si tratta di centri piuttosto piccoli eccetto Pontecorvo e Ceccano.
Ma soltanto quest'ultimo Comune, che conta oltre 15.000 abitanti, potrebbe andare al ballottaggio se nessuno dei candidati sindaci raggiungerà il 50% più uno dei voti al primo turno.

E con le amministrative fissate al 20 e 21 settembre, la data del ballottaggio cadrebbe il 4 ottobre.
Sempre restando nel campo dei numeri, in tutto il Lazio sono 30 i Comuni chiamati a eleggere le nuove Amministrazioni, vale a dire il 7,9% di quelli presenti nella nostre regione. Dieci superano la soglia dei 15mila abitanti (compreso il già citato Ceccano),e pertanto in quelle città si voterà con il sistema a doppio turno.

Gli altri venti Comuni contano una popolazione pari o inferiore ai 15mila abitanti. Qui l'elezione del sindaco e dei consiglieri si effettuerà con il sistema maggioritario a un solo turno. Questo l'elenco completo dei centri chiamati al voto nelle altre province laziali: Fondi e Terracina sono i grandi Comuni della provincia di Latina. Altrettanti sono i centri in provincia di Viterbo: Blera e Bomarzo. Mentre quattro sono quelli in provincia di Rieti: Castelnuovo di Farfa, Cottanello, Marcetelli, Montebuono.
La consistente pattuglia della provincia di Roma conclude la lista: Albano Laziale, Anguillara Sabazia, Arcinazzo Romano, Colleferro, Genzano di Roma, Marano Equo, Montelanico, Palombara Sabina, Percile, Rocca di Papa, Roiate, San Gregorio di sassola e Zagarolo.