La procura regionale della Corte dei conti ha aperto un'indagine in merito al dissesto finanziario del Comune di Cassino votato nel Consiglio del 25 giugno 2018. Un'era fa, dal punto di vista politico. L'ex sindaco Carlo Maria D'Alessandro è stato sfiduciato da parte della sua maggioranza di centrodestra pochi mesi dopo aver fatto votare il default ed ora al suo posto c'è Enzo Salera, il consigliere che due anni fa ha cercato di evitare fino alla fine il crack. Invano. Quel Consiglio di giugno 2018 I fatti: il 25 giugno 2018 con delibera numero 32 è stato dichiarato il dissesto con 14 voti favorevoli. Tutta l'opposizione ha votato contro.

Tra i 16 di maggioranza due defezioni: ha votato contro il civico Giuseppe Sebastianelli «Rabbia e delusione si mescolano, da amministratore storico di questa città mi vengono le lacrime agli occhi»: queste le sue parole in Aula quel 25 giugno mentre l'allora consigliere di Forza Italia Franco Evangelista disertò la seduta. Dal primo gennaio 2019 si è insediata la Osl ovvero i commissari che gestiscono la massa debitoria che dovrà chiudere la procedura di dissesto entro il 31 dicembre 2024. Questa la motivazione con la quale venne dichiarato il crack finanziario: 15milioni di euro di debiti certi e 33 circa i potenziali. In totale 48 milioni di debiti con coperture solo per 8, quindi una massa debitoria passiva di circa 40 milioni di euroa cui far fronte.

Una tesi, questa, sempre avversata dall'attuale sindaco che in quel Consiglio disse: «Questa è una scelta volutamente politica perché i 33 milioni di euro di passività potenziali risultavano già nel 2017, ma si è deciso di andare avanti. Stiamo dichiarando un dissesto per 7 milioni di euro visto che i debiti certi ammontano a 15 milioni e c'è copertura per 8». In soccorso del sindaco si ricordano le parole dell'allora consigliere Giuseppe Di Mascio: «Quella di oggi non è altro che una presa d'at to di quello che affermano il dirigente e i revisori dei conti».

Due candeline e un'indagine
Con 14 voti favorevoli, 10 contrari e 1 assente, il 25 giugno del 2018, ormai due anni fa, è stata dunque scritta una pagina di storia. E il 30 luglio 2018 c'è stata la comunicazione alla Corte dei Conti. A seguito di quella segnalazione, il Pubblico Ministero ora però chiede delucidazioni. E dice:«Visti gli atti del procedimento aperto a seguito di una vostra segnalazione relativamente al dissesto finanziario, si ritiene necessario acquisire ulteriori dati, informazioni, notizie ed elementi utili alla ricostruzione dei fatti ed alla individuazione delle personali responsabilità».
Il vice procuratore generale della Corte dei Conti, Tammaro Maiello, nella missiva inviata al segretario generale Rosanna Sanzone e al presidente del Collegio dei revisori scrive ancora: «Il Pubblico Ministero dispone si trasmetta, una relazione, sottoscritta congiuntamente, in cui dovranno essere forniti i necessari chiarimenti e riscontri oggettivi in ordine a tale denuncia».

L'esposto di Enzo e Peppino
Un esposto alla Corte dei conti dopo il dissesto era già stato presentato da Salera e Petrarcone perché nel 2017 ci furono due consigli comunali dove si scriveva nero su bianco che il dissesto si poteva evitare. In particolare nel Consiglio del 14 aprile 2017 si deliberò in merito alla salvaguardia degli equilibri di bilancio e poi pochi mesi dopo, il 10 agosto 2017, riconoscendo un debito fuori bilancio si specificava in delibera: «L'accettazione da parte della ditta della proposta di transazione consente a questo Comune di evitare la dichiarazione di dissesto finanziario che altrimenti sarebbe stata inevitabile». Com'è noto il dissesto è stato poi invece dichiarato e ora Petrarcone e Salera potrebbero essere chiamati a spiegare le ragioni del loro esposto, così come dinanzi ai giudici potrebbero finire l'ex sindaco D'Alessandro e i 13 consiglieri che con il loro voto favorevole sono stati decisivi per decretare il crack dei conti del Comune. Due anni dopo la fine della battaglia politica potrebbe iniziare quella legale. Oppure potrebbe tutto finire in una bolla di sapone, dopo la relazione che invierà il Comune. Ad oggi, infatti, non risultano esserci indagati.