Ha un convincimento radicato che spesso si trasforma in un imperativo categorico. Per Marcello Pigliacelli, presidente della Camera di Commercio di Frosinone, la leadership ha un senso soltanto se si esercita nell'ambito di un gioco di squadra. Altrimenti diventa sterile vanità. Nel pieno della pandemia da Covid-19 l'ente camerale di Frosinone è sceso in campo su tutti i fronti: fondo perduto, aiuti veri a chi non ce la fa, sostegno alle aziende perfino sul versante dei test sierologici.
Allora presidente, lei è andato subito al sodo. Molti fatti e nessuna chiacchiera.
«C'è un errore di fondo nel ragionamento prevalente. Al centro non ci sono il presidente e la Camera di Commercio. Al centro c'è il sistema delle imprese di questa provincia. La giunta e il consiglio dell'ente camerale sono dei soggetti attuatori dei desiderata delle imprese, soggetti che portano avanti i progetti concordati con le associazioni di categoria, ma pure con i sindacati e con l'intero mondo produttivo. L'obiettivo è uno solo: la crescita delle imprese, di ogni settore e tipologia. Attraverso un clima di ricomposizione utile a favorire lo sviluppo del territorio di Ciociaria. Semmai andrebbe sottolineata la diversità positiva di questa Camera di Commercio: l'unità che nasce dalla sintonizzazione sulle frequenze del sistema delle imprese».

Qualche settimana fa lei ha detto: "Ce la faremo. Anche da soli, se necessario". Sempre convinto?
«Ancora di più. Questo territorio ha un sistema produttivo capace di andare oltre. Sempre. Guardi, ci accontenteremo. Basta che ci venga dato quel che resta del Paese. Ripartiremo da quello».
Messaggio ai naviganti?
«Messaggio per persone intelligenti. Faccio un esempio: un vasaio ha bisogno di acqua ma anche di creta. Altrimenti non può creare. Diciamo così: ci faremo bastare, nella creazione del vaso, il minimo sindacale di prodotto. Ma senza creta non si può ricostruire il vaso; solo con l'acqua, al limite, potremmo lavarci le mani. Ciò detto, il sistema delle nostre imprese è ormai tarato sul metodo "mission impossible". Se qualcuno ipotizzasse una richiesta di miracoli, pregasi rivolgersi altrove. Sono desiderata che richiedono altre virtù e capacità, alle quali noi ciociari non siamo ancora giunti. Forse con il trascorrere degli anni, forse...
Nella nostra terra il sistema delle imprese è avvezzo, storicamente, ad operare tra mille difficoltà. Non ci spaventa ormai più nulla! I ciociari sono apprezzati, fin dalla storia antica e moderna del mondo, per caratteristiche come: operosità, coraggio ed onestà. E sa perché? Perché qui è da sempre atavicamente più difficile operare rispetto ad altri lidi, siamo "forgiati nel dolore delle difficoltà". Questo territorio da decenni non è considerato: da quanto tempo la Ciociaria non esprime un ministro o un sottosegretario? Da quanto tempo non indica un assessore regionale? Da tre mandati. Tranne una breve eccezione con turnover a metà legislatura. Roma non ci vede. Perché altre province da sempre hanno avuto "in automatico" un assessore di riferimento ed a noi la cosa viene sistematicamente negata? Indipendentemente dalla posizione politica dei Governatori che si sono avvicendati alla guida della Regione Lazio negli anni?».

Però esprimiamo (Mauro Buschini) il presidente del consiglio regionale.
«Mauro Buschini è una persona perbene, un politico bravo in continua crescita, nel breve mandato da assessore lavorò anche bene, ma ricopre un ruolo istituzionale, di grande rappresentanza politica. Ma non è un assessore. Non può operare direttamente. Però il concetto è più ampio: ci sono stati troppi anni nei quali la provincia di Frosinone non ha avuto né l'uno né l'altro».
Perché secondo lei questo corto circuito?
«Per un'impostazione culturale che affonda le radici nella Roma papalina. Perché la nostra terra è sottovalutata da sempre. Da chi ci osserva da vicino».
Nicola Zingaretti continua a ripetere questo concetto: il Basso Lazio avrà l'ottava Camera di Commercio italiana.
«Quella dell'ottava Camera di Commercio italiana, attraverso la fusione tra Frosinone e Latina (l'ordine è puramente alfabetico), è la vera verità. L'ente camerale del Basso Lazio sarà più grande di tanti. Facciamo prima a elencare chi sarà più grande di noi: Roma, Milano, Treviso-Belluno, Napoli, Bari, Palermo, Venezia-Rovigo. Saremo superiori a tante realtà emiliano-romagnole, lombarde, piemontesi, toscane. E lo saremo sulla base dei numeri e della "grandezza" numerica e "morale" delle nostre imprese, della nostra forza lavoro. Ho sempre creduto nella forza dell'unità delle province di Frosinone e Latina».

Latina però potrebbe essere favorita in questo accorpamento.
«Favorita? Cosa intende per favorita? Se partiamo con questi preconcetti già da Frosinone, forse sarebbe stato meglio non partire proprio. La forza che nascerebbe dall'unione sarebbe così elevata da far passare non in secondo, ma in quarto grado il concetto di "favorita" di cui sopra. Facciamo le persone serie. E allora? Non abbiamo fatto ricorso, non abbiamo mai dissentito sulla funzione, mai. Anzi, abbiamo trainato il progetto. Siamo perfettamente consapevoli che la sede principale va a Latina. Siamo consapevoli che il segretario generale lo esprimerà Latina. Segretario generale delle cui qualità abbiamo avuto già contezza. Siamo consapevoli che Frosinone potrebbe non avere la presidenza, né oggi né mai. Ma, detto questo, alla luce anche del fatto che le imprese di Frosinone avranno gli stessi servizi tecnici di oggi, e l'ente avrà stesso numero di dipendenti e le medesime opzioni, allora c'è una domanda da porsi: perché? Perché è un percorso che vale comunque la pena fare insieme. Perché l'unione dei due territori può cambiare in meglio, e in maniera profonda, il disegno geopolitico ed economico della regione Lazio».

Cosa cambierebbe con la Camera di Commercio unica del Basso Lazio?
«Le province di Frosinone e Latina rappresenteranno il primo territorio regionale per quanto riguarda il Pil industriale, dell'agricoltura, dei Servizi alle imprese, il primo sul versante dell'edilizia e per il settore chimico-farmaceutico. Oltre al fatto che si faranno passi da gigante anche nei settori del turismo e dei servizi per l'Amministrazione Pubblica, settori nei quali Roma manterrebbe il primato (ma non con le stesse proporzioni) per il fatto di ospitare i ministeri e i principali enti e aziende pubbliche del Paese».
Lei vuole arrivare al tema della rappresentanza del territorio.
«Esattamente. Il consiglio regionale del Lazio esprime 50 rappresentanti: 38 di Roma e provincia e 12 di tutte le altre 4 province».
Il parametro è quello del numero degli abitanti però.
«Infatti, ma la "quaestio" è proprio la seguente. Il parametro della rappresentanza dei territori (sia dal punto di vista politico che economico) non può essere indicato soltanto dal numero degli abitanti. Ma, per esempio, anche dal prodotto interno lordo, dai dipendenti delle imprese, dal numero dei lavoratori delle città. Aggiungo anche il sistema della Pubblica Amministrazione. Senza dimenticare però il diritto di rappresentanza di ogni tipo di categoria: penso al piccolo carrozziere, penso al contadino. Perché tutto contribuisce a quello che viene definito il Sistema delle imprese. E tutto concorre a ottenere una legittima rappresentanza che non può essere intesa come una concessione. Bensì come un diritto, che poi implica anche doveri e responsabilità. Ecco perché l'unico parametro non può essere quello del numero degli abitanti».

In tutto questo si inserisce il progetto della Camera di Commercio del Basso Lazio. Crede davvero che possa rappresentare un punto di partenza ineludibile?
«Se non lo credessimo non avremmo fatto quello che abbiamo fatto negli ultimi anni. Non guardando al campanile, ma alla prospettiva. I nostri territori hanno assoluto bisogno di pesare maggiormente per poi poter avere una rappresentanza forte e riconosciuta ad ogni livello: in Europa, in Italia, nella Regione Lazio».
Ci sono anche dei progetti che ipotizzano un ruolo centrale di Frosinone capoluogo.
«Certo. Il progetto del Grande Capoluogo avanzato dal presidente di Unindustria Frosinone Giovanni Turriziani sarebbe non solo auspicabile. In realtà è una necessità del territorio per poter contare. Perché Frosinone da solo, come capoluogo, è troppo piccolo per poter competere a livelli del genere. Da solo non può farcela. Ricordo un episodio: anni fa l'allora sindaco Michele Marini portò avanti il progetto del Bike Turismo. Beh, ancora oggi per quel che riguarda il bonus "bici", il fatto di essere sotto i 50.000 abitanti penalizza il capoluogo, che non può accedere ai finanziamenti. Cioè: fuori dal progetto per 2.000 abitanti. Pazzesco, inaccettabile, paradossale, ingiusto. E insisto: la regola di parametrare tutto soltanto sugli abitanti è vecchia, cieca, stupida, sorpassata. Perfino discriminatoria per certi versi».
Di cosa avrebbero bisogno le imprese per ripartire davvero?
«Beh, di chiarezza e di indirizzi. Perché lo Stato centrale deve dare indirizzi attuativi. E a proposito di questo vorrei segnalare un'iniziativa della Camera di Commercio di Frosinone, che va nella direzione di una maggiore chiarezza».

Quale progetto?
«All'ente camerale di Frosinone sono iscritte 48.000 imprese. Abbiamo pensato di fornire loro un vademecum comprensibile e operativo. Avvalendoci del contributo del professor Gino Scaccia, di Frosinone, ordinario di Istituzioni di Diritto Pubblico all'Università di Teramo e docente di Diritto Costituzionale presso la Luiss Guido Carli di Roma. Parliamo di un professore universitario tra i più bravi e competenti del Paese. Un tecnico straordinario. A lui abbiamo chiesto una cosa semplice: aiutarci a scrivere un vademecum per aiutare le imprese a rispettare le leggi dello Stato senza perdersi tra montagne di libri, di documenti, di interpretazioni e di sentenze. Perché uno dei principali problemi di questo Paese rimane quello di una giungla legislativa nella quale tutti si perdono. Noi abbiamo ritenuto opportuno effettuare un lavoro del genere, che distribuiremo alle nostre aziende. C'è anche una suddivisione per settori: l'edilizia, i trasporti, l'industria, l'agricoltura, i servizi alle imprese, la sanità, il commercio, il turismo. Poi c'è anche un capitolo speciale, la nautica, che rappresenterà una sorta di omaggio alle imprese della provincia di Latina che operano in questo settore».

Insomma, parola d'ordine "semplificare".
«Sarebbe così semplice la vita delle imprese, meno complicata. Usando e attuando un solo verbo: semplificare».
Veniamo al tema relativo ai profili di responsabilità civile e penale del datore di lavoro per le infezioni da Covid-19 dei suoi dipendenti per motivi professionali. Lei cosa ne pensa?
«È uno scandalo. Solo pensare che un datore di lavoro possa essere responsabile perché un dipendente si ammala di Covid. Io dico un'altra cosa: vanno puniti i colpevoli, cioè quegli imprenditori che non rispettano regole e protocolli. Mentre invece devono restare indenni quegli imprenditori sfortunati che, pur applicando tutte le condizioni di sicurezza e i protocolli, si trovano a dover registrare un caso Covid tra i dipendenti. Lo scandalo è che una tipologia del genere possa essere considerata infortunio sul lavoro. E comunque sul tema si sono levate altre voci, ben più robuste della nostra. Evidenziando appunto lo scandalo. Penso al neo presidente di Confindustria Carlo Bonomi (al quale vanno gli auguri di buon lavoro). Penso al presidente di Unindustria Filippo Tortoriello, che più volte in questi giorni ha "urlato" l'indignazione del mondo delle imprese del Lazio verso un'ingiustizia che rischia di appesantire un percorso industriale e produttivo già periglioso di suo.

Bisogna trarre insegnamenti da quello che è successo. Le imprese di ogni settore sono il motore della nostra economia. Piccole, medie, grandi. Tutte le imprese. Vanno aiutate, punto. Semplificando il quadro sotto ogni aspetto. Abbiamo le carte in regola per farcela. Fidatevi di noi, del sistema delle imprese del nostro territorio, che è un valore aggiunto enorme. Ripeto: ce la faremo. Se necessario, anche da soli».