La polemica che si è sviluppata all'interno del circolo frusinate del Partito Democratico è di quelle che ha fatto alzare le antenne a tutti i big locali. Antonio Pompeo, presidente della Provincia e leader dell'area Base Riformista, indossa i panni del pompiere.
Ben sapendo che il filo potrebbe spezzarsi, con conseguenze a catena sull'intero assetto del partito.

E i Democrat sono sempre alle prese con una prospettiva congressuale che non si è ancora concretizzata. L'emergenza Coronavirus ha fatto slittare i tempi e adesso si cerca di capire il da farsi.
Intanto però Antonio Pompeo rilancia il ruolo degli amministratori all'interno dei Democrat.

Presidente Pompeo, nel circolo frusinate del Pd la tensione è alle stelle. Lei si aspettava una partecipazione totale del gruppo per votare la delibera sui lavori al Brunelleschi, tema portato avanti dalla Provincia?
«Questo tipo di dibattito francamente non mi appassiona: mi riconosco, piuttosto, tra quegli amministratori che preferiscono il fare al dire.
Nel caso specifico, si trattava di votare un atto che riguarda l'ampliamento di una scuola del capoluogo, intervento reso possibile grazie a un finanziamento ottenuto dall'Amministrazione provinciale.
Ma il bene comune non ha e non deve avere colore politico e questo lo dimostra l'esito della votazione in Consiglio. Aggiungerei, poi, che qui parliamo del bene della popolazione scolastica, cioè dei nostri figli e, quando al centro c'è l'interesse della nostra comunità, non esito e non esiterò mai a trovare condivisione, anche oltre i confini di appartenenza politica».

Sempre convinto che nel partito si debba puntare di più sugli amministratori?
«Torno sempre e volentieri a parlare del grande lavoro che hanno fatto e stanno facendo gli amministratori sui loro territori. Hanno sulle loro spalle il peso, non soltanto di un'emergenza sanitaria senza precedenti, ma anche della conseguente situazione economica e sociale, che purtroppo non terminerà con la fine della pandemia. Se vogliamo aprire una discussione seria, allora, parliamo di come dovranno e potranno affrontare i prossimi mesi per garantire servizi e sostegno ai propri cittadini. Di come potranno fare davanti alla chiusura delle attività o, ad esempio, alle tante richieste di quelle famiglie che non riescono a far quadrare i bilanci.

O parliamo di come poter riaprire scuole sicure per garantire il diritto allo studio ai nostri figli che, per troppi mesi, sono stati lontani dai banchi, da un ambiente diventato per loro una seconda casa, dai loro compagni e insegnanti. Sono questi gli argomenti e i dibattiti che mi appassionano, in cui apro volentieri al confronto e alla discussione. Del resto, credo che ormai il mio modus operandi sia chiaro a tutti».

A questi si aggiungono tanti altri temi che sono spine nel fianco del territorio ancora prima della pandemia.
«Proprio per questo dico che gli argomenti che dovrebbero animare la discussione politica sono altri rispetto a beghe che in questo momento trovo assolutamente fuori luogo. Dotare gli amministratori di risorse e strumenti per gestire e risolvere piccole e grandi emergenze quotidiane significa dare loro la possibilità di lavorare bene per le comunità che amministrano: l'esempio, credo, più illuminante in questo senso è il ponte di Genova che, a mio avviso, da frutto di una situazione eccezionale dovrebbe diventare il modello ordinario di amministrazione. Affrontiamo e discutiamo costruttivamente, io per primo, le sollecitazioni che ci sottopongono le comunità del sud della nostra provincia, su temi importanti come trasporti, sanità e rifiuti, che l'emergenza ha reso ancora più urgenti da risolvere. Non sarà facile ma soltanto la discussione, la sinergia che scaturisce dal confronto stesso potranno evitare esasperazioni e lacerazioni.
Il nostro territorio non può permettersele. Lasciamoci contagiare dalla concretezza e dalla passione degli amministratori e vedremo che così tutto andrà davvero bene».