Lo stalker a volte si tinge di rosa e predilige la vernice rossa. E per essere più convincente nelle sue minacce si dice amica degli zingari. Ma essersi accanita sull’ex amante è costato un rinvio a giudizio per una postina. Ieri, il giudice per le udienze preliminari del tribunale di Frosinone Francesco Mancini ha rinviato a giudizio la donna, F.D., residente in un paese alle porte del capoluogo, per i reati di atti persecutori e danneggiamento dell’auto dell’ex compagno. Lui, assistito dall’avvocato Vittorio Vitali, si è costituito parte civile. La donna è difesa dall’avvocato Simone Galluccio.

Dopo un anno di convivenza con un figlio, è l’uomo, un imprenditore di Frosinone, con un’altra relazione alle spalle ormai finita, a decidere di rompere. Siamo alla fine del 2015. Una separazione burrascosa: a giugno dell’anno successivo, lui presenta una prima querela. Si sente bersaglio di quella donna che non si rassegna alla fine della storia. Racconta di essere vittima di una lunga serie di lettere minatorie e altri gesti che lo costringono ad integrare per ben quattro volte la querela. L’imprenditore denuncia di aver ricevuto delle lettere con frasi minatorie come “ti ammazzo”, “la tua auto esploderà”, ma
anche “attento a tuo figlio”. L’anonimo mittente si firmava “zigaro” senza la enne o “mafia”, vantando, con le amiche, amicizie con alcune famiglie rom.

Le lettere erano scritte con dei caratteri adesivi, ma anche di pugno. Stando alle perizie grafologiche fatte svolgere dalla procura e dall’imprenditore, le missive sarebbero state scritte con la sinistra da una destrimana. Un accorgimento spesso utilizzato da chi non si vuol far riconoscere che, però, non traggono in inganno l’occhio di un esperto del settore. La donna, peraltro, ha rifiutato il saggio grafologico. Una ventina le lettere inviate, di cui una con un paio di slip da donna. Alcune depositate direttamente a mano, magari facendosi passare per postina, altre regolarmente affrancate. In base ai risultati delle indagini, coordinate dal sostituto procuratore Rita Caracuzzo, la donna sarebbe riuscita anche a introdursi nella residenza dall’ex convivente per disegnare sul portone una croce nera e una rosa dello stesso colore in occasione dell’8 marzo. In un’altra occasione, l’uomo si è ritrovato con l’auto completamente verniciata di rosso e blu, sia dentro che fuori. Gli episodi -lamenta la persona offesa - sarebbero continuati anche dopo l’avviso di conclusione delle indagini preliminari. A giugno davanti al tribunale di Frosinone la prima udienza.