L’incertezza politica è totale. Manca perfino una legge elettorale e all’orizzonte non si scorge una visione di sistema Paese. Lo scenario peggiore possibile per l’economia. Maurizio Stirpe, vicepresidente di Confindustria nazionale (con delega al lavoro e alle relazioni industriali), analizza la situazione in modo “asciutto”. Lo abbiamo intervistato.

Allora presidente, la transizione non aiuta le imprese.
«Il punto vero è che la transizione dura da troppo tempo».

E le priorità incombono.
«Appunto. A cominciare dall’occupazione. Ma oggi la vera emergenza è il risanamento del sistema bancario, senza il quale non c’è futuro. Bene ha fatto il Governo Gentiloni ad affrontare un tema sul quale non si possono fare compromessi. Risolvere rapidamente la situazione del Monte dei Paschi di Siena è vitale: per i risparmiatori ma pure per i finanziamenti nell’intero quadro economico dell’Italia. E dico un’altra cosa: su un punto come questo le indicazioni dell’Europa sono importanti ma non vincolanti».

Nonostante scenari catastrofici dopo il no al referendum non è successo nulla. Se l’aspettava?
«Rispetto la vittoria del no, ma non condivido. Al di là dei singoli punti era importante che l’Italia desse al mondo la “percezione” di poter cambiare con le riforme. Paradossalmente però quel no ci carica di un’ulteriore responsabilità agli occhi dell’Europa e del mondo. Dobbiamo essere capaci di modernizzare il Paese attraverso strade diverse dalla riforma costituzionale. Detto questo, i mercati si adattano. Ma che non succeda niente è presto per dirlo».

Pd in difficoltà, centrodestra senza leadership e Cinque Stelle in crisi di identità. Tocca a voi?
«Non scherziamo. Penso questo: il tempo sta finendo e la classe politica deve sbrigarsi a prendere l’iniziativa. Finora l’Italia si è parzialmente salvata per via di politiche monetarie espansive che hanno limitato gli effetti negativi di ciò che come Paese non siamo riusciti a fare. Ma non durerà per sempre».

L’Europa unita è stato un errore?
«No. Noi non solo siamo entrati volontariamente, ma lo abbiamo fatto con le carte in regola per essere protagonisti. Dobbiamo starci con un ruolo di primo piano, questa è la verità. Da leader, non da comprimari».

Senta Stirpe: sì alla Brexit e vittoria di Trump. Trionfano i populismi?
«Intanto il mondo dei social network ha cambiato i paradigmi non soltanto della comunicazione, ma pure della politica. Non mi piace parlare di populismi. La Brexit e la vittoria di Trump sono il risultato del “disagio” di larghe e importanti fette di popolazione. La gente è stanca di azioni correttive che non cambiano le situazioni. Secondo me il messaggio è: rimbocchiamoci le maniche».

La provincia di Frosinone è alla deriva?
«Alcuni cambiamenti istituzionali (penso alla trasformazione delle Province in enti di secondo livello) hanno mutato situazioni e peso politico. Però io dico che dobbiamo guardare ad un collegamento sempre più stretto con l’area metropolitana di Roma. La chiave del possibile rilancio sta lì. Prima o poi Roma diventerà Città Regione e noi dobbiamo cogliere l’opportunità. Pensando prima alla “mission” del nostro territorio e andando in quella direzione. In secondo luogo dobbiamo rafforzare la complementarità tra le province di Frosinone e Latina. Il Basso Lazio può diventare un’occasione straordinaria, altrimenti i nostri territori rimarranno “schiacciati” tra Roma e Napoli. L’appello che lancio è il seguente: non cediamo ai campanilismi. Quindi dobbiamo aumentare la “massa critica”: mi riferisco all’unione, nella gestione di alcuni servizi, tra Frosinone, Ceccano, Ferentino, Veroli e Alatri. Una dimensione più vasta può portare benefici nella gestione dei servizi (penso alla sanità) ma pure sul piano del peso istituzionale».

Una cosa da fare subito?
«Il risanamento della Valle del Sacco. Per dare una risposta al territorio e alle imprese. Un’operazione che potrebbe creare anche nuove figure professionali. Opportunità enorme».

Però in questa provincia ci sono tempi biblici per una semplice autorizzazione ambientale.
«Vero. Questo è il segno dell’impreparazione. I tempi dell’economia sono diversi da quelli della burocrazia. Non ci sono scuse: chi ha la responsabilità di dare questo tipo di risposte deve fare in modo che arrivino. Le risposte naturalmente. Altrimenti le aziende non investiranno più in questo territorio».

Il Frosinone Calcio viene considerato un miracolo.
«Guardi, il miracolo ci sarà quando sarà realizzato il nuovo stadio, con annesso centro sportivo. A quel punto la società e la città avranno un punto di riferimento moderno, sul quale si potrà ragionare in chiave futura. Il nuovo stadio sarà la svolta».

Dica la verità presidente: sogna il ritorno immediato del Frosinone in serie A?
«Lei mi consentirà di non rispondere a questa domanda. Anzi, ufficialmente dico questo: non lo so».