La formazione della tariffa e la mancata creazione di un fondo vincolato che avrebbe dovuto costituire l’Ato ma di cui non ci sarebbe traccia. Sono al centro di un’inchiesta della procura della Repubblica di Frosinone, che vede iscritti nel registro degli indagati tutti i rappresentanti dell’Ambito territoriale ottimale delle varie amministrazioni provinciali che si sono succedute nel tempo; ovvero dal giorno in cui la gestione idrica è stata affidata al privato fino ad oggi. Undici gli avvisi di garanzia recapitati dalla polizia giudiziaria.

Nel mirino degli investigatori, coordinati dal sostituto procuratore Adolfo Coletta, sono finiti anche i membri del supporto tecnico. Al momento non si conosce il reato contestato. Tra le ipotesi, in alcuni casi, persino il peculato. Nulla di più filtra da uno strettissimo riserbo istruttorio. L’indagine a tappeto sul servizio idrico ruota intorno a una serie di spunti investigativi, compresi gli esposti inviati agli inquirenti da singoli cittadini e dalle associazioni a tutela dei consumatori. Segnalazioni relative a disservizi che hanno portato a spulciare diversi documenti, compreso il bilancio dell’autorità d’ambito.

Sotto la lente, quindi, il costo dell’acqua: la bolletta degli utenti del Frusinate risulta essere più del doppio rispetto a quello che si paga nella capitale. La dimostrazione è in un’indagine che si è focalizzata sul servizio idrico integrato per uso domestico scomposto nelle voci: acquedotto, canone fognatura, canone di depurazione e quota fissa. Lo studio riguarda i capoluoghi di provincia e si riferisce a un nucleo tipo, composto da tre persone,con un consumo annuo di 192 metri cubi di acqua. Complessivamente, in media, in un anno la famiglia presa in esame sostiene una spesa di 376 euro per il servizio idrico integrato. A Frosinone, invece, l’esborso è di 605 euro.

L’inchiesta della procura, piuttosto complessa, non ha ancora accertato le responsabilità, in un sistema governato a più livelli. A quanto pare, quindi, i cittadini della provincia di Frosinone bevono un bicchiere d’acqua ma lo pagano al prezzo di due. La proporzione non è precisa al metro cubo, ma è la sintesi che racchiude l’indagine sulla tariffa in Ciociaria. Nei mesi scorsi, inoltre, la Guardia di Finanza ha sequestrato un cospicuo numero di atti negli uffici della Sto riguardanti i bilanci. Nel mirino delle fiamme gialle è finita anche la quota che gli utenti pagano per la depurazione e che, appunto, doveva essere trasferita nella posta di denaro controllata dalla Provincia. Fatto sta che il fondo di accantonamento non sarebbe stato mai costituito.