Tendono il cappellino, la mano, un bicchiere vuoto. Chiedono l’elemosina, ma quei soldi non finiscono a loro ma, sempre più chiaramente, al racket che li sfrutta: magari, perché devono ripagare il viaggio che li ha portati dal mare.

Non parlano, i migranti dell’elemosina, ma sanno urlare e insultare quando vogliono. È quanto è accaduto in uno dei supermercati più frequentati del centro nei giorni di festa, quando tra le corsie si affaccendano acquirenti dell’ultimo momento e alle casse c’è una fila molto lunga. Due migranti hanno iniziato a litigare davanti la porta, il motivo della discussione il posto per chiedere quelle monetine tanto agognate. Prima una discussione, poi una vera e propria lite sfociata anche in un’aggressione fra i due uomini di colore, uno dei quali accompagnato da una donna. Il personale del supermercato li ha invitati a calmare i toni e ad allontanarsi, ma uno dei due ha perso le staffe, entrando dentro l’attività commerciale urlando insulti contro i proprietari del supermercato, contro i cassieri e i clienti in fila, e poi più in generale contro la popolazione italiana.

L’esercito degli accattoni. Sorridono timidi, allungano il cappello, fanno qualche passo, un gesto vago, poi tornano al loro posto. Sono tanti, sempre di più. Perché il racket si è infiltrato nelle rotte migratorie. E gli operatori hanno iniziato a capirlo. I profughi con il bicchiere vuoto in mano si alzano presto. Si dispongono ai loro posti, obbedienti pedine di un gioco più grande di loro. Ognuno ha un ingresso da presidiare. Il sistema di accoglienza dei centri è aperto e i migranti sono liberi di uscire, durante il giorno. Gli orari sono elastici. Caratteristiche che rendono l’accoglienza accessibile ai trafficanti.

Sembra essere un fenomeno sempre meno sommerso, diretto da una regia. Gli operatori delle strutture di accoglienza provano a parlare con questi ragazzi che sono bloccati dalla paura. Spiegano loro che possono essere tutelati, cercano di spaventarli dicendo che l’accattonaggio è vietato, che rischiano la revoca dei benefici dell’accoglienza. Ma l’ansia è ancora troppo forte.

Un’ altra realtà è il pendolarismo dell’elemosina. Con i migranti che arrivano la mattina presto dalla stazione, arrivano da Napoli, da Roma. Non sono solo africani, ci sono anche polacchi, rumeni, albanesi. Scelgono luoghi lontani dai propri centri di accoglienza, per essere meno controllati. Si sistemano davanti ai negozi, ma anche davanti le chiese e le farmacie. Sono uomini, donne, mamme con i bambini. Il sabato si aggirano per il mercato e con insistenza chiedono una moneta. Se l’offerta viene negata scattano insulti e minacce poco velate. La gente spesso si ferma, dà loro una moneta, crede di aiutarli. Ma nella maggior parte dei casi sono messi lì da organizzazioni criminali, per restituire i soldi del viaggio.