Ha lottato per quarantotto ore ma alla fine il suo cuore ha cessato di battere, nella tarda mattinata di ieri, in un letto dell’Umberto Primo di Roma. È morto così Massimiliano Zena, tra le lacrime dei suoi familiari, dei fratelli, della moglie e delle sue figlie. Il ristoratore di Fumone, 49 anni, molto conosciuto e a cui tutti volevano bene, da anni gestiva la sua attività commerciale in via Circonvallazione ad Alatri, a due passi dal centro storico. Nel pomeriggio del 31 dicembre era stato colpito da febbre altissima, tanto da far decidere i sanitari dell’ospedale San Benedetto di Alatri di trasferirlo in una struttura più specializzata della capitale. 

La tipologia

Inizialmente, dai sintomi, si era pensato a una forma di meningite da meningococco, ma gli esami successivi nella capitale hanno evidenziato nella giornata di domenica che ci si trovava dinanzi ad una encefalite da pneumococco (forte infiammazione del cervello causata da un batterio più comune). Una forma di meningite batterica con scarso rischio d’infezione. Un batterio che diventa patogeno nel paziente debilitato o penetrando attraverso una ferita. La Asl di Frosinone aveva comunque avviato il protocollo della profilassi sui familiari e sulle persone che erano state a stretto contatto con Massimiliano. Una precauzione doverosa e obbligatoria in queste circostanze. Nel frattempo, l’uomo è stato sottoposto a tutte le cure del caso, con un quadro clinico che sin dall’arrivo nel nosocomio romano si presentava molto grave. Nella mattinata di ieri le sue condizioni sono peggiorate: sono stati chiamati i familiari che si sono recati a Roma. A mezzogiorno la tragedia. E la notizia si è immediatamente diffusa ad Alatri e Fumone, dove risiedeva con la moglie e i figli, lasciando sgomente e senza parole le tantissime persone che lo conoscevano e frequentavano il suo locale.

Le parole del primario

A chiarire sulle cause del decesso di Massimiliano Zena è stato ieri pomeriggio, sul sito Repubblica.it, il primario di infettologia del policlinico Umberto Primo Vincenzo Vullo. «Il paziente era affetto da meningite pneumococcica - ha spiegato - quindi non causata da meningococco, pertanto non era contagioso, e non si è resa necessaria profilassi per le persone a lui vicine. L’uomo purtroppo è arrivato qui già gravissimo, era in rianimazione, ma non ha fatto in tempo a rispondere alle terapie». La meningite pneumococcica è piuttosto rara e non è contagiosa, ma in molti casi è letale come per quello che ha riguardato purtroppo Massimiliano Zena. Gli esami finali comunque chiariranno definitivamente sulle cause. I funerali dovrebbero svolgersi domani, alle 15, nella chiesa di Fumone Pozzi.