Lo stile di vita della madre. È uno dei punti estremamente critici che conduce alla mortalità infantile. Non in Africa ma in provincia di Frosinone. A metterlo nero su bianco è stata l’Azienda ospedaliera di via Armando Fabi. La percentuale di decessi è superiore alla media regionale ma anche a quella nazionale.

L’avvertenza è contenuta all’interno del piano strategico sanitario, reso noto nei giorni scorsi dal commissario straordinario Luigi Macchitella. Per arrivare a tale determinazione, è stato effettuato uno studio complesso che ha preso in esame lo stato di salute dell'intera popolazione. Diverse le criticità emerse.

In primis è stata riscontrata una mortalità per malattie circolatorie piuttosto elevata in varie fasce d’età. Tanto che nel nuovo atto aziendale è stata inserita una specifica unità cardiovascolare. La stessa dovrà promuovere programmi di prevenzione dei principali fattori di rischio di malattie quali l’ipertensione arteriosa, l’ipercolesterolemia, la glicemia, il fumo e la sedentarietà. Inquietanti, però, appaiono le risultanze in merito ai decessi infantili.

Quello che emerge è che la mortalità neonatale totale, la neonatale precoce e quella nel primo anno di vita risultano essere al di sopra della media regionale per cause biologiche legate alla salute della donna, all’andamento della gestazione del parto e alla presenza di malformazioni congenite. Nei primi 28 giorni, ad esempio, il tasso di decessi per la Ciociaria è 3,02 contro una media regionale di 2,54; entro il primo anno 3,69 contro 3,43 e al sesto giorno 2,27 contro 1,8. Ma anche nel primo anno di vita - si spiega sempre nel piano - la mortalità è dovuta a fattori ambientali (come ad esempio traumi o trasmissioni di malattie infettive) legati alle condizioni e alle abitudini di vita della madre.

L’obiettivo della Asl è ora quello di creare un percorso che si prenderà cura delle donne e dei bambini sin dai primi periodi di gestazione e nei mesi successivi alla nascita. Sotto la lente delle criticità sono finiti pure i dati relativi alle persone che si tolgono la vita. Anche in questo caso la provincia di Frosinone è sul gradino più alto della tragicità. «La mortalità per suicidio – si legge nel piano sanitario 2016/2018 - non è ancora considerata, in molti Paesi, un problema di salute pubblica, nonostante i numeri suggeriscano il contrario. Il tasso tende a crescere con l’aumentare dell’età. Come gli altri indicatori relativi alla salute della popolazione – si precisa – la mortalità per suicidio non vuole essere una valutazione dell’operato dell’Azienda sanitaria. Ma la stessa in provincia di Frosinone presenta un valore leggermente più alto della media regionale».