La ricerca italiana non parla ciociaro. Il secondo rapporto della valutazione della qualità della ricerca (Vqr 2011-2014) stilata ieri dice infatti che l’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale perde sei punti percentuali rispetto alla scorsa valutazione e nel complesso - cioè tra il valore “reale” dell’ateneo e la quota dimensionale - scende addirittura di otto punti.

Tutto ciò in un contesto in cui gli atenei del centro primeggiano, con Lucca in cima alla classifica, e quelli del Sud accorciano le distanze con quelli del Nord. L’ateneo di casa nostra, invece, va in controtendenza e la classifica dell’Agenzia di valutazione degli atenei vigilata dal ministero di Istruzione mette quindi ora a rischio i finanziamenti statali: visti questi numeri, potrebbe esserci un decurtamento. A ogni ricercatore è stato chiesto di presentare tre prodotti scientifici che sono stati valutati in base alla loro originalità, al loro rigore e al loro impatto scientifico, misurato a sua volta in base al numero di citazioni sulle riviste nazionali e internazionali: ed è proprio su questo punto - cioè sui criteri bibliometrici adottati - che si concentrano le critiche più ricorrenti.

Il rettore Giovanni Betta non nasconde le perplessità: «Questa non è una classifica come tutte le altre. Possono piacere o meno i metodi utilizzati, ma sta di fatto che da questa graduatoria dipendono i finanziamenti ministeriali. Si tratta di un dato complessivo che tiene conto di molti indicatori: mi dispiace - ammette il Magnifico - speravo in un miglioramento. Gli altri probabilmente saranno migliorati di più rispetto a noi: questi dati saranno oggetto di nostre analisi per fare autocritica e migliorare». Un’analisi probabilmente sarà fatta già oggi nel corso del Consiglio d’Amministrazione che si terrà alle 11 al rettorato del Campus Folcara.