Frosinone è una e unica: da ieri lo è più che mai, a seguito dell'inaugurazione del ponte Bailey, intervento di ricucitura realizzato dall'amministrazione comunale tra la parte alta e quella bassa del capoluogo, separate tre anni fa a causa della frana del viadotto Biondi. Frosinone è una e unica perché una città, al pari di un organismo, è divisibile in sezioni che dialogano tra loro e si influenzano vicendevolmente, in cui il tutto è dato da molto più della somma delle singole parti.

Per questo motivo, ogni azione compiuta in una specifica zona o settore di interesse non resta mai isolata o circoscritta. Ed è questa la ragione per cui sul Piano di gestione “Frosinone Alta” sta lavorando, già da alcuni mesi, un gruppo multidisciplinare coordinato dall’assessorato al centro storico di concerto con diversi professionisti e con gli uffici comunali del settore della governance, del patrimonio e della cultura.

L’approccio multifattoriale e la volontà di intervenire efficacemente su storia, cultura e ambiente della città per condurre allo sviluppo socio-economico dell'area (e dell'intero tessuto urbano, non solo quello che insiste sul centro storico) sono le caratteristiche del Piano. Che stupirà sia coloro che non hanno la capacità di immaginare lo sviluppo di una città oltre i cinque anni (durata di una consiliatura), sia coloro che pensano di conoscere perfettamente storia e tradizioni del capoluogo. Il Piano di gestione, infatti, è destinato a ridisegnare il futuro e a porre, sotto un'altra luce, il passato del capoluogo.

Il centro è simbolo di equilibrio, è riferimento del confronto tra idee e passioni intellettuali ed è sempre stato il fulcro e lo specchio di ogni comunità. E poi la forma e la funzione: la città vive e sta tutta nel bilanciamento tra queste due componenti. La città è la rappresentazione fisica, nel tempo, della vita associata: organismo vivente in continua evoluzione che riflette lo scenario della società presente sul fondale di quella del passato.

All’interno di questa rappresentazione il cambiamento dell’organismo urbano è l’elemento che interviene con continuità e si esplicita nella contrapposizione, sempre diversa, tra la staticità della forma e la dinamicità della funzione. Uno studio dei contesti urbani, che voglia rilevarne i perché del cambiamento, non può allora prescindere dall’analizzare la relazione che esiste fra linguaggio formale ed i suoi contenuti, che si domandi cioè le ragioni della transitorietà delle destinazioni d’uso e la stabilità, al contrario, dei manufatti, consumati per lo più dal tempo e dalle aggressioni umane. Una interpretazione che richiede, inoltre, una contestuale riflessione sulla evoluzione o involuzione degli aspetti sociali, economici, politici e culturali subite e causate dal cambiamento e che condizionano l’equilibrio tra la forma della città ed il suo contenuto.

Ed allora si capisce il senso del piano di gestione che il Comune di Frosinone, con il sindaco Nicola Ottaviani e l’assessore alla riqualificazione del centro storico, Rossella Testa (oggi in stand by per la rotazione), ha voluto adottare come strumento per pianificare il risorgimento della parte antica della città. Un risorgimento i cui benefici potranno essere goduti da tutta la città, perché se sta bene una parte, gli effetti benefici sono per tutti.