Un normale controllo sull’asse attrezzato per combattere lo sfruttamento della prostituzione. Sono i contorni di una vicenda per la quale sono finiti sotto inchiesta prima e condannati ora due carabinieri all’epoca dei fatti in servizio nella stazione di Morolo.

Era il 4 febbraio del 2007 quando alcune ragazze che si prostituivano nell’area Asi vennero accompagnate in caserma. Una procedura come tante, il fotosegnalamento e l’eventuale foglio di via per allontanarle dall’asse, posto che prostituirsi non è reato. Tuttavia una delle due, di nazionalità greca, a un certo punto chiese di andare in bagno e salì nel piano superiore. Ed è lì che, stando alla sua denuncia, sarebbe stata vittima di una violenza sessuale. Lei puntò l’indice su uno dei due militari F.S., che venne poi condannato a tre anni dal tribunale di Frosinone.

Nel frattempo però nei confronti dello stesso F.S., poi sospeso, e del collega A.M. venne aperto anche un altro procedimento. In pratica erano accusati di aver redatto un falso rapporto di quanto avvenne quella notte al fine di smentire la denuncia presentata dalla prostituta. Entrambi hanno negato ogni addebito. Il secondo dei due militari, poi, ha sempre riferito di esser rimasto nel piano sottostante e di non aver avuto contezza di quanto la donna ha denunciato.

Fatto sta che quel- la relazione di servizio è stata utilizzata dall’accusa per contestare ad A.M., difeso dall’avvocato Angelo Testa, i reati di favoreggiamento e falso ideologico. Per lui anche un’accusa di violata consegna aggravata, poi caduta davanti al tribunale militare. Per F.S., dopo la condanna, ora impugnata in appello, per la violenza, le accuse davanti al giudice monocratico di Frosinone erano di falso ideologico e violata consegna aggravata. Il giudice Giuseppe Farinella, all’esito della discussione nella quale il pm Monica Montemerano aveva chiesto la condanna dei militari, ha applicato ad A.M. la pena (sospesa con non menzione) di un anno per il solo falso ideologico, assolvendolo dal favoreggiamento. Per F.S., invece, è stata decisa una pena a tre anni e quattro mesi. Le difese, all’esito delle motivazioni, presenteranno ricorso in Appello.