Dovevano essere abolite. Poi arrivò la legge Delrio, che le ha trasformate in enti di secondo livello. Vale a dire che intanto non votano più gli elettori ma gli amministratori locali (sindaci e consiglieri comunali). Poi sono state tolte, almeno sulla carta, numerose competenze. Mentre invece le risorse finanziarie sono state tagliate realmente e subito. In più il personale è stato ridotto, con tanti lavoratori che sono andati alla Regione. La riforma Renzi-Boschi le aveva declassate, togliendole addirittura dalla Costituzione. Sarebbero diventati enti di area vasta e l’assetto era destinato a mutare definitivamente: con i Comuni protagonisti e con un taglio progressivo ma inesorabile delle poltrone.

Invece ha vinto il no e le Province sono ancora qua. Come la canzone di Vasco Rossi. Sette vite come i gatti. Domenica 8 gennaio si vota per rinnovare i dodici consiglieri, mentre per il presidente bisognerà attendere altri due anni. Nel frattempo, però, le Province potrebbero aumentare la loro valenza politica. È probabile che si rimetta mano alla Delrio, almeno sul versante delle competenze. Perché la bocciatura del referendum allunga la vita di molti enti locali. Fra l’altro va detto che in questi anni la centralità politica della Provincia, perlomeno a Frosinone, non è stata intaccata.

Tra una settimana si presentano le liste dei candidati: si sgomita per un posto. E sul tappeto ci sono tante di quelle sfide da rendere l’appuntamento dell’8 gennaio decisivo. Il Partito Democratico deve scegliere sul serio: o prova un colpo di reni unitario o si avvia a un suicidio politico senza precedenti. Dopo le batoste alle comunali di Cassino e Sora, le Caporetto nelle assemblee dei sindaci, il colpo durissimo del referendum e il congresso permanente effettivo, è l’ultima chiamata.

Il presidente Antonio Pompeo si aspetta l’elezione di sei consiglieri provinciali del Pd, quanti sono adesso. Le varie aree stanno cercando gli equilibri puntando sugli uscenti: Massimiliano Quadrini (Isola del Liri) e Maurizio Bondatti (Anagni) fanno parte della componente di De Angelis e Buschini, Germano Caperna (Veroli) di quella di Scalia e Pompeo, Domenico Alfieri (Paliano) è l’esponente di punta dell’area di Pilozzi, mentre Antonio Cinelli (Monte San Giovanni Campano) sta con il segretario Simone Costanzo. Se poi andrà in porto l’operazione “recupero”, ci sarà pure Alessandro D’Ambrosio, del gruppo di Fardelli. Ma attenzione anche agli altri, a cominciare da Antonio Di Nota, pure lui dell’area di De Angelis. Per avere una maggioranza che possa consentirgli di fare a meno di FI, Pompeo confida in Area Popolare di Pallone, che esprime due consiglieri provinciali. La lista sarà molto competitiva e potrebbero esserci sorprese e avvicendamenti. Ma per Pompeo l’importante è che arrivi comunque a quota due.

Forza Italia, invece, sogna il sorpasso (7-5) nei confronti del Pd per costringere Pompeo a due anni di coabitazione politica. Finora la “strana alleanza” alla Provincia ha fatto crescere gli “azzurri” e penalizzato i Dem. Due dei tre uscenti saranno ricandidati: Danilo Magliocchetti (Frosinone) e Gianluca Quadrini (Arpino). Vittorio Di Carlo (Sora) no perché non è consigliere comunale, condizione indispensabile per poter concorrere ed essere eletto. Poi ci sarà sicuramente Rossella Chiusaroli (Cassino). Per il resto il confronto è serrato e a tutto campo, anche con gli alleati Fratelli d’Italia e Noi con Salvini. A Ceccano, per esempio, sarà in corsa Ginevra Bianchini. Abbruzzese, però, guarda con attenzione pure a quelle esperienze civiche che hanno dato un grande apporto alle ultime comunali. Ad Alatri, infatti, si pensa ad Enrico Pavia.

Infine la lista civica voluta dal Partito Socialista Italiano di Gianfranco Schietroma, che sta lavorando ad un’intesa con Sinistra Italiana e con Sel. In attesa di capire se anche alcuni ribelli del Pd ci saranno. Intanto però a fine anno tutti, indistintamente, alzeranno i calici: “Lunga vita alla Provincia”.