Chi ama non picchia, non alza le mani, non offende, non calpesta la dignità altrui, non perseguita. Chi ama non uccide, non ferisce.

Non bisogna avere paura di denunciare. Basta. Bisogna dire basta alla violenza contro le donne. È necessario ribellarsi, invece di giustificare, come purtroppo accade, il proprio aggressore, colpevolizzandosi.

Un invito che è stato rimarcato il 25 novembre, nella giornata internazionale contro la violenza sulle donne, ma che ogni giorno appartenenti alle forze dell’ordine, associazioni, enti rivolgono alle vittime. Ancora spaventate, impotenti.

A loro un grande aiuto lo offre il Telefono Rosa di Frosinone. La sede si trova a Ceccano e precisamente in via Giovanni Falcone. Abbiamo chiesto un po’ di numeri alla presidente Patrizia Palombo: «Tralasciando gli anni precedenti, i cui dati sono a conoscenza di tutti, da gennaio di quest’anno ad oggi, le telefonate ricevute dal nostro centro Telefono Rosa Frosinone sono oltre 120, telefonate che giungono giornalmente a tutte le ore del giorno e della notte sul cellulare 348/6978882 attivo 24 ore su 24. I casi ricevuti in sede, sempre quest’anno sono stati 85. C’è stato un leggero calo, ma se teniamo conto che questi, a livello provinciale, sono solo i casi che si sono rivolti al nostro centro e considerando che non siamo i soli in provincia ad occuparsi di tali problematiche, questo ci preoccupa parecchio. L’età delle donne che si sono rivolte a noi vanno dai 12 agli 84 anni. Nel 93% dei casi le donne che si sono rivolte al nostro centro hanno subìto violenze ripetute da parte del partner e hanno figli. Nel 64% dei casi i figli hanno assistito ad uno o più episodi di violenza e spesso l’hanno a loro volta subita. Nella maggioranza dei casi la violenza era accompagnata da atti di stalking con durata media delle molestie insistenti di circa 3 anni».

La tipologia delle aggressioni riscontrate: «Un terzo delle vittime hanno subìto atti di violenza sia fisica che sessuale e la maggioranza delle vittime ha subìto più episodi di violenza. Le violenze fisiche più frequenti vanno dall’essere spinta, strattonata, aver avuto un braccio storto, capelli tirati, all’essere schiaffeggiata, presa a calci, pugni, morsi, avere il naso e denti rotti, alla minaccia con l’uso delle armi, al tentativo di strangolamento, soffocamento, ustione, all’essere uccisa. Tra le forme di violenze sessuali riscontrate, le più diffuse sono state 78,5% le mole- stie fisiche, ovvero l’essere toccata sessualmente contro la propria volontà; il 20% l’aver avuto rapporti sessuali non desiderati; il 14% il tentato stupro, 18% i rapporti sessuali degradanti e umilianti. Il 57% delle donne ha subìto oltre alla violenza psicologica dall’attuale partner, anche la violenza fisica o sessuale».

Nella quasi totalità dei casi le violenze non sono denunciate: il sommerso è ancora elevatissimo: «Quando la donna telefona o varca la soglia del nostro centro del Telefono Rosa Frosinone, la prima cosa che le viene detto è: aiutaci ad aiutarti perché da questo momento non sei più sola, il tuo problema è il nostro problema e insieme ti aiuteremo ad affrontarlo. Ogni anno sono oltre cento le donne uccise, quest’anno a tutt’oggi siamo a centocinque e la notizia viene data e percepita ormai da tutti con una naturalezza disarmante. Questo è a mio avviso raccapricciante, alla base di tutto ci sono sempre sentori di violenza che la legge italiana non tutela fino in fondo. Si è vero il sommerso è enorme, ma la donna ha molta paura a denunciare: la frase classica che ci dicono è: “io denuncio e poi?” Lo arrestano e quando esce io come faccio?».

Cosa fare? «Lo Stato ha messo in campo leggi contro il femminicidio, ma la “mattanza” non diminuisce. Noi innanzitutto le accogliamo, le rassicuriamo, le accompagniamo nel percorso che va dalla denuncia al reinserimento nella società».