Maltrattata, malmenata, perseguitata, violentata, uccisa da chi? Non da sconosciuti, ma da chi dichiara loro amore e rispetto. Quell’amore che si trasforma in incubo, in paura, in dolore e in dramma. Mariti, fidanzati, padri che si sentono traditi o che non accettano la fine di un rapporto e diventano carnefici. Purtroppo ancora oggi le cronache raccontano di violenze contro le donne.

Violenze che si registrano sempre all’interno di quelle realtà comunemente sentite sicure: la famiglia, la scuola, il lavoro. In provincia di Frosinone ci sono diverse realtà che, insieme alle forze dell’ordine, sono di grande aiuto per le vittime.

Tra questi centri in prima linea anche il Telefono Rosa che dall’inizio dell’anno ha ricevuto oltre 120 richieste di aiuto e 85 sono state le donne che hanno bussato alla porta della sede di Ceccano, come ci ha evidenziato la presidente Patrizia Palombo. Un terzo delle vittime hanno subìto atti di violenza sia fisica che sessuale e la maggioranza ha subito più episodi di violenza. Le violenze fisiche più frequenti vanno dall’essere spinta , strattonata, aver avuto un braccio storto, capelli tirati, all’essere schiaffeggiata, presa a calci, pugni, morsi, avere il naso e denti rotti, alla minaccia con l’uso delle armi, al tentativo di strangolamento, soffocamento, ustione, all’essere uccisa.

Troppe volte, purtroppo la donna non denuncia. «Bisogna considerare che chi subisce violenza quotidianamente, spesso arriva a percepire la violenza maschile come un comportamento comprensibile, giustificabile e motivato - sottolinea Palombo - Per la donna diventa una condizione normale, un’abitudine al dolore che le impedisce di ribellarsi, anzi giustifica il suo carnefice e colpevolizza se stessa (lui lo fa perché io non ho fatto ciò che lui voleva; se io l’avessi accontentato; se io fossi stata più buona). Il compito che si prefigge il violento è proprio quello di far sentire la sua vittima uno scarto della società e farle credere che nessuno l’aiuterà mai, nessuno le tenderà la mano, nessuno le crederà. Il lavoro del nostro, come degli altri centri del Telefono Rosa è proprio quello di essere uno strumento messo in campo per far emergere, attraverso la voce diretta delle donne, la violenza sommersa di cui spesso non si trova traccia. Il nostro è un ascolto attento e solidale che ci qualifica, come una nuova forma di servizio sociale a favore delle donne e degli adolescenti. Quando la donna telefona o varca la soglia del nostro centro del Telefono Rosa Frosinone, la prima cosa che le viene detto è: aiutaci ad aiutarti perché da questo momento non sei più sola, il tuo problema è il nostro problema ed insieme ti aiuteremo ad affrontarlo».

Alle donne che vivono nella violenza unanime il coro di chi è pronto ad aiutarle, ma è necessario che si rendano conto che è ora di uscire dal silenzio e riprendere in mano la loro vita.