Ha avuto trasformazioni evidenti ed oggi ha bisogno di superare ogni scetticismo per riprendere la via dello sviluppo e quel ruolo centrale che ha sempre incarnato. Perché il centro è simbolo di equilibrio, è riferimento del confronto tra idee e passioni intellettuali ed è sempre stato il fulcro e lo specchio di ogni comunità. E poi la forma e la funzione: la città vive e sta tutta nel bilanciamento tra queste due componenti. La città è la rappresentazione fisica, nel tempo, della vita associata: organismo vivente in continua evoluzione che riflette lo scenario della società presente sul fondale di quella del passato.

All’interno di questa rappresentazione il cambiamento dell’organismo urbano è l’elemento che interviene con continuità e si esplicita nella contrapposizione, sempre diversa, tra la staticità della forma e la dinamicità della funzione. Uno studio dei contesti urbani, che voglia rilevarne i perché del cambiamento, non può allora prescindere dall’analizzare la relazione che esiste fra linguaggio formale ed i suoi contenuti, che si domandi cioè le ragioni della transitorietà delle destinazioni d’uso e la stabilità, al contrario, dei manufatti, consumati per lo più dal tempo e dalle aggressioni umane.

Una interpretazione che richiede, inoltre, una contestuale riflessione sulla evoluzione o involuzione degli aspetti sociali, economici, politici e culturali subite e causate dal cambiamento e che condizionano l’equilibrio tra la forma della città ed il suo contenuto. Cioè tanto più vero quanto più l’attenzione dello studioso si concentra sul cuore della città: le sue parti storiche, per loro vocazione piene di significati e valori stratificati nelle modificazioni materiali e immateriali succedutesi nel tempo, come è avvenuto nella quasi totalità delle città italiane ed europee.

Ed allora si capisce il senso del piano di gestione che il Comunedi Frosinone, con il sindaco Nicola Ottaviani e l’assessore alla riqualificazione del centro storico, Rossella Testa (oggi in stand by per la rotazione), ha voluto adottare come strumento per pianificare il risorgimento della parte antica della città. Il tutto attraverso un approccio integrato con una serie di risposte multidisciplinari economiche, culturali e sociali messe a sistema.

Se fino ad oggi, infatti, lo studio dei centri storici da parte di urbanisti, architetti, politici, economisti e così via è stato limitato al proprio orizzonte disciplinare e professionale, con il piano di gestione, invece, si realizza una sintesi, una sorta di sincretismo, tra le varie informazioni e istanze al cui centro si colloca il cittadino che è il principale portatore di interessi. In buona sostanza le radici del piano di gestione sono costituite da un’analisi a 360° che parte dalla ricostruzione storica del percorso formativo del tessuto urbano fino ad arrivare alla composizione del patrimonio culturale inteso non solo come manufatto architettonico, ma anche come background intangibile in cui confluiscono usi, costumi e tradizioni.

E il centro storico, tramite il piano di gestione, voluto dalla amministrazione Ottaviani, intende ripartire in primis dalla propria storia con soluzioni in grado di esprimere un segnale dirompente innanzitutto per tutti coloro che vogliano riappropriarsi del centro storico e viverlo intensamente rafforzando le sue funzioni residenziali, produttive e culturali.