Ritardo nei soccorsi, i familiari del settantanovenne morto all’Ara Dei Santi il 30 ottobre scorso denunciano il 118. I figli e la moglie: «Forse avrebbe potuto salvarsi». Ora vogliono giustizia. Sessanta minuti e quattro telefonate. Dall’altra parte della cornetta la vita di un anziano che, cosciente, chiedeva aiuto.

Minuti interminabili quelli intercorsi tra la prima telefonata al 118 e l’arrivo dei soccorsi, finiti ora sotto accusa e al centro di una denuncia che lunedì mattina è stata depositata alla Procura della Repubblica. «Troppo tardi» sostengono i familiari dell’uomo stroncato da una crisi respiratoria. E adesso, dopo la tragedia, arrivano le accuse precise sulle modalità di intervento. «Nessuno ci restituirà un padre, un nonno e un marito - dicono - vogliamo solo che sia fatta giustizia e che a nessun altro succeda quello che è successo a noi».

Alle ore 5.50 l’anziano si è svegliato in preda ad una crisi respiratoria. Tre minuti più tardi è partita la prima richiesta di soccorso al 118. Un’ambulanza sarebbe dovuta arrivare da Ceprano. Alle 6 e 7 minuti viene nuovamente chiamato il 118. Passa un quarto d’ora e alle 6.29 viene effettuata una terza chiamata di sollecito: l’ambulanza si era persa. Quindi viene chiesto al centralino di inviare un altro mezzo da Sora o da Frosinone. La risposta dell’operatore è negativa: il computer gli forniva come itinerario più vicino Ceprano.

Intanto i soccorritori si tengono in contatto con la famiglia del malato perché non riescono a trovare la strada. Uno dei figli parte con la propria auto nel tentativo di raggiungerli e scortarli fino a casa. Tutto inutile. A quel punto, alle 6.57 viene effettuata la quarta telefonata al 118. Ambulanza e auto medica giungono in via Ara dei Santi alle 6.59 quando ormai il malato era morto. Questi i fatti denunciati. Adesso finisce sotto accusa il ritardo con cui i due mezzi hanno raggiunto la destinazione. Il reato contestato al personale dell’ambulanza e dell’auto medica e nei confronti del centralinista è di omissione di soccorso e omissione di atti di ufficio. La giustizia farà il suo corso.