La battaglia in nome della salute pubblica ha la faccia degli amministratori e degli ambientalisti. E le mani degli ispettori dell’Arpa. Venerdì il nuovo blitz degli uomini degli Arpa ha consentito di prelevare ancora diversi campioni di acque e fanghi rossi su quel terreno, proprio a cavallo tra Cassino e Sant’Elia, su cui restano puntate tutte le attenzioni.

L’area a rischio, quella per la quale la stessa amministrazione Cuozzo ha emesso l’ordinanza di divieto assoluto di pascolo e coltivazione, è però ben più estesa. E oltre la “linea rossa”, quella oltre il fiume, quella dove sono stati rinvenuti e sequestrati i bidoni di vernice, si pensa già alla bonifica, cercando di reperire i fondi.

Gli ambientalisti sono convinti, ora più che mai, che bisogna mantenere alta la guardia avendo piena fiducia sull’operato degli inquirenti, coordinati dalla procura di Cassino. E plaudono agli amministratori. «Questa volta la politica arriva prima della giustizia» ha commentato Edoardo Grossi, da sempre in prima linea insieme ad Avella e Altieri contro i veleni. «Erano troppi gli indizi che facevano supporre che la zona tra Cassino e Sant’Elia fosse a rischio contaminazione da veleni come ferro, alluminio, manganese, mercurio, nichel e piombo. Gli stessi che hanno indicato come “l’area rossa” si estendesse ben oltre il comune di Cassino, oggetto di indagine delle forze dell’ordine e della magistratura e che giungesse oltre i confini di Sant’Elia».

Difficile supporre che quella colorazione anomala fosse dovuta a una particolare conformazione del terreno. «Si fa fatica a capire da dove escano quei veleni e si fa altrettanto fatica a capire perché non vengano individuati e rimossi - ha incalzato Grossi - Da quando sono stati segnalati sono trascorsi 7 mesi, la politica di Cassino ha fatto un primo passo importante, insieme a quella di Sant’Elia Fiumerapido. Speriamo e invochiamo un’accelerazione su gli interventi da mettere in atto, volti alla individuazione delle fonti d’inquinamento e la loro rimozione per tutelare la popolazione coinvolta».

La prima tranche di analisi ha rivelato la presenza nelle acque di metalli pesanti con concentrazioni superiori anche 200 volte rispetto alla norma. Ora si attendono quelle dei nuovi prelievi.