Una battaglia a muso duro. Da una parte la nuova proprietà della multinazionale del tessile e dall’altra i sindacati. Su tutto aleggia lo spettro di un trasferimento della produzione che tiene con il fiato sospeso i dipendenti di una delle aziende storiche del capoluogo. Il clima di incertezza scaturisce a seguito di un’assemblea relativa alla trattativa per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro.

Il braccio di ferro riguarda la Klopman International, l’azienda leader europea nel settore dei tessuti tecnici e protettivi per abiti da lavoro e divise, e i suoi 450 dipendenti. Ad essere coinvolti, anche se in maniera indiretta, sono pure i 900 che lavoratori occupati nell’indotto e che svolgono attività di servizio e di manutenzione: dalla filatura, alla tessitura, dai trasporti, alla vigilanza, dai servizi informatici alla manutenzione.

La ricostruzione

Per capire che cosa succede bisogna risalire al 2008, anno in cui, tramite un finanziamento concesso dalla Exim Bank of India, l’azienda è stata acquistata dalla Mw Corp, società appartenente a un gruppo indiano quotato in borsa. In seguito alla crisi di mercato del 2009 la Klopman è stata costretta a ricorrere più volte alla cassa integrazione guadagni ma anche a contratti di solidarietà difensivi per 5 anni, pur di continuare a garantire il lavoro ai propri dipendenti. Tutto questo ha contribuito a convincere il gruppo imprenditoriale indiano a tenere la produzione in Italia. Nonostante ciò si è registrata una riduzione del fatturato, e quindi degli utili, che ha provocato difficoltà finanziarie per il gruppo indiano nel rimborsare il prestito ricevuto.

L’intervento della Cisl

«A seguito del mancato rimborso di una parte del mutuo - spiega Ulderico Marzioni, segretario generale della Femca Cisl Lazio - la Exim Bank, che ha avuto in garanzia dei finanziamenti accordati grazie a quote azionarie, ha iniziato la procedura di escussione del pegno e ha messo in vendita le società. La banca indiana ha, quindi, bandito una sorta di “asta” per la quale pare sia risultata aggiudicataria una società concorrente francese, la Tdv». Il gruppo transalpino che potrebbe acquisire la Klopman è un concorrente storico della società ciociara. «Visto tutto questo - prosegue il sindacalista - ci chiediamo quali reali intenzioni abbiano i francesi. I lavoratori, al momento, manifestano preoccupazione circa il rischio che la Tdv sia solo intenzionata ad acquisire il marchio e la rete di vendita europea. Eliminando così un forte concorrente sul mercato e delocalizzando la produzione dei tessuti altrove, ovvero fuori dal Frusinate».

Tornando alla famiglia indiana Kasliwal, proprietaria della Mw Corp, in questi anni ha sempre dimostrato la propria volontà di mantenere e anche incrementare la produzione a Frosinone, assicurando la conservazione del posto di lavoro ai propri dipendenti anche in momenti di crisi. «È necessario - prosegue il segretario generale della Femca Cisl - aprire un serio negoziato sindacale sul progetto industriale per rilanciare e potenziare lo stabilimento, anche al fine di una possibile rinegoziazione del debito con le banche, assicurando la continuità della Klopman e la sicurezza del posto di lavoro».

Marzioni ha sottolineato che in casi come quelli denunciati dai lavoratori è sempre necessario «comprendere bene e fino in fondo le ragioni che portano la direzione aziendale Klopman e le banche creditrici a ipotizzare la vendita della società anche coinvolgendo le Istituzioni (Regione Lazio e Ministeri competenti) in questa vicenda che appare solo di natura finanziaria perché, nonostante la crisi, l’attività produttiva della Klopman è degna del massimo interesse di tutti coloro che vogliono realmente tutelare i lavoratori e i loro posti. Ci si chiede, quindi, se il gruppo francese non abbia come reale interesse primario quello dell’acquisizione del marchio e della rete di vendita europea e se, una volta conclusa l’operazione, non cercherà di ottimizzare e riorganizzare la produzione dei tessuti tra gli stabilimenti italiano e francese, delocalizzando gli impianti. Se così fosse, nel breve e medio termine, lo stabilimento di Frosinone rischierebbe di chiudere o al massimo di essere trasformato in un magazzino-deposito».