Grande successo ieri, al Conti Gentili di Alatri, per l’incontro “Chi e perché ha ucciso Moro”. L’ onorevole Gero Grassi, vicepresidente Gruppo PD della Camera dei Deputati e componente della Commissione d’inchiesta sul caso Moro, di fronte ad un folto e attento pubblico, ha raccontato dove conducono i 4 milioni e mezzo di carte processuali.

Definendosi “l’ultimo dei morotei”, ha ripercorso brevemente il percorso politico dello statista democristiano: dal suo impegno per varare la riforma della scuola dell’obbligo che ha portato alla completa alfabetizzazione degli italiani, alla nazionalizzazione dell’energia elettrica che ha eliminato monopoli locali con guadagni da capogiro. “Proprio questo – ha detto Grassi – ha reso inviso Moro a quei conservatori che lo hanno profondamente detestato”.

Percorrendo le tappe principali che dagli anni ’60 e ’70 mostrano incredibili intrecci tra la politica italiana, i servizi segreti italiani, statunitensi, sovietici e israeliani, le connivenze di parte dei vertici militari, Grassi ha definito la morte di Moro non come “delitto di Stato”, ma “delitto dell’abbandono” di chi, allora come ora, non ha voluto andare a fondo o rivelare scoperte sconcertanti.

Mentre scorrevano le immagini di Moro in vari momenti della sua vita pubblica e privata, quelle drammatiche di via Fani e infine del ritrovamento del cadavere, Grassi ha svelato i segreti emersi da carte oggi desecretate che – ha tenuto a precisare l’onorevole – sono tutte contenute e consultabili sul suo sito perché la verità emerga.

Nel video, un estratto dell'intervento di Grassi