Una sentenza che rischia di rivoluzionare le modalità di riscossione della tassa sui rifiuti per gli alberghi. Con un effetto domino incontrollabile per le casse del Comune. La terza sezione della commissione tributaria provinciale (presidente Adolfo Coletta, relatore Francesco Mancini) ha annullato per difetto di motivazione la cartella esattoriale per la Tari dell’anno 2015 nei confronti del Grand Hotel Palazzo della Fonte.

Il Comune di Fiuggi, con la società di riscossione Tre Esse Italia, aveva emesso avvisi di versamento della tassa sui rifiuti a tutti i residenti, applicando un’aliquota fissa e una variabile in base ai metri quadrati per tutti i giorni dell’anno. Tuttavia dall’albergo hanno subito contestato l’atto, in base al quale la società che lo gestisce avrebbe dovuto sborsare una somma di quasi sessantamila euro. Peraltro tale importo risultava nettamente superiore alla stessa tassa versata l’anno precedente. L’hotel ha allora dato mandato al commercialista Beniamino Di Fazio di impugnare la cartella davanti alla commissione tributaria.

Nei motivi di ricorso la società contestava una mancata interlocuzione con l’amministrazione il che, di fatto, impediva di comprendere i meccanismi di calcolo della tassa. E ancora l’hotel lamentava pure la mancata considerazione delle chiusure stagionali, per circa quattro mesi all’anno. Ragion per cui se l’impresa è chiusa non può produrre rifiuti.

Alla stessa stregua, nel ricorso, si evidenziava anche un’altra circostanza. E cioè che il regolamento comunale prevede un sostanzioso sconto, del 30%, per i proprietari di seconde case che trascorrono nella città termale solo una parte dell’anno. E dunque se per loro c’è una riduzione perché non prevederla anche per gli alberghi che chiudono nella pausa della stagione termale? In tal senso, con motivi aggiunti, la ricorrente aveva chiesto la pronuncia di illegittimità del regolamento nella parte in cui non prevede una riduzione dell’aliquota in ragione della stagionalità delle aperture alberghiere. Con un terzo motivo di ricorso era contestata anche la quantificazione della tassa con riferimento alla percentuale di occupazione delle camere, invero piuttosto bassa in ragione della crisi economica che, negli ultimi anni, ha colpito Fiuggi.

In più si chiedeva una rideterminazione della tassa in 6.340 euro. Il ricorso è stato ritenuto fondato dalla commissione tributaria. La pretesa tributaria - ha argomentato il collegio - deve trovare fondamento con una decisione partecipata. In sostanza il contribuente deve essere messo in condizione di partecipare agli elementi sui quali si fonda la pretesa tributaria, in modo da poter fornire eventuali osservazioni.

Nel caso in questione, invece, niente di ciò è stato fatto. Con il risultato che l’azienda si è trovata nell’impossibilità di comprendere i meccanismi del calcolo alla base della richiesta. Nell’atto c’era solo una tabella con indicazione dei metri quadrati, coefficienti e importi.

L’obbligo di motivazione deve consentire al contribuente anche di scegliere se esperire l’impugnazione giudiziale o se semplicemente contestare i dati. In più, per costante giurisprudenza, le delibere che fissano l’aliquota sono un contenuto indispensabile dell’atto. Per questi motivi la commissione tributaria ha dichiarato nullo l’atto per difetto di motivazione. Il ricorso è accolto con condanna della Tre Esse al pagamento di 1.800 euro.