Vistose e profonde crepe sulla struttura della chiesa tanto da spingere il primo cittadino a emettere un’ordinanza di chiusura provvisoria della chiesa. Lo sciame sismico che continua a non dare tregua ai territori del reatino e quello umbro-marchigiano non fa dormire sonni tranquilli neanche nel Cassinate, in particolari modo nel centro di Vallerotonda (il Comune più a rischio sismico dell’intera Regione Lazio), dove la chiesa principale è stata dichiarata inagibile.

Nei giorni scorsi il sindaco, Gianfranco Verallo, attraverso un’ordinanza ha disposto la chiusura temporanea della Chiesa Santa Maria Assunta di piazza Duomo. Una decisione presa dopo il sopralluogo effettuato dal tecnico comunale sulla struttura e considerato il fatto che è ancora in atto «un’attività sismica con la frequente ripetizione di scosse - si legge nell’atto firmato dal sindaco Verallo - E valutato che la situazione rilevata può compromettere l’incolumità, è quindi indispensabile adottare provvedimenti contingibili e urgenti al fine di salvaguardare la pubblica e privata incolumità». Una situazione che ha fatto preoccupare i cittadini: la chiesa si trova nel pieno centro storico del paese ed è circondata da molte abitazioni.

Nei prossimi giorni verranno effettuati ulteriori verifiche e sopralluoghi da parte del Comune, aspettando l’intervento del genio civile. «Al fine di evitare allarmismi ingiustificati, si precisa che da tempo - ha affermato il sindaco Verallo – la struttura portante della chiesa presentava vistose e profonde crepe che hanno da sempre sollecitato la mia attenzione e la mia preoccupazione. Il perdurare dell’anomalo sciame sismico nell’area Norcia-Amatrice, induce alla massima prudenza. Se dovessi personalmente assegnare una percentuale di rischio per la nostra chiesa, direi l’uno per cento, ma basta questo per indurmi a evitare che i nostri cittadini possano correrlo. Per tutto ciò, ho emesso un’ordinanza di chiusura provvisoria in attesa di verifiche tecniche specifiche che in questo momento i tecnici del genio civile, impegnati nelle zone disastrate, non possono assicurare. Quando è in gioco l’incolumità pubblica la prudenza non è mai troppa».