Si è dovuto aspettare che un dipendente fosse accusato di aver rubato, che un altro dipendente denunciasse e che la notizia facesse alzare un polverone tale da far indignare chiunque per mettere una porta blindata all’ufficio Corpi di reato del tribunale di Cassino. Finalmente qualcuno si è rimboccato le maniche e ha deciso di montare una porta blindata gentilmente offerta, si dice, da una ditta.

Cose dell’altro mondo per un posto quasi inviolabile, vista la sua forza, la sua importanza e la sua credibilità. A scatenare il putiferio la notizia che un dirigente di 51 anni originario dell’Aquila, in forze a Cassino, è stato sospeso con l’accusa di essersi impossessato di oggetti preziosi trafugati dall’ufficio Corpi di reato. Beni rivenduti - secondo una prima ricostruzione dei fatti - a diversi Compro Oro della provincia dell’Aquila, di Avezzano e Frosinone: il ricavato, secondo la magistratura, sarebbe servito a coprire un elevato numero di debiti del dipendente “infedele”. A lavorare sotto traccia per mesi sono stati i carabinieri della Pg, verificando ammanchi e controllando accessi al bunker.

Ma più di ogni altra cosa a mettere sulla pista giusta i militari è stato un collega del dipendente “infedele” che, notando strani movimenti, ha annotato tutto e consegnato una dettagliata informativa alla magistratura. Raccolte le prove necessarie il gioco è stato facilissimo. Anche perchè le telecamere nascoste piazzate dagli inquirenti nei punti giusti hanno svelato come e perchè fossero stati notati i denunciati ammanchi di oggetti di grande valore, soprattutto dopo il pensionamento del precedente funzionario.

Chiuse le indagini, nei confronti del dirigente amministrativo abruzzese è stata formulata un’accusa di peculato ed è stata formulata una richiesta di rinvio a giudizio con la fissazione dell’udienza al prossimo 26 gennaio davanti al giudice Massimo Lo Mastro. Forte l’indignazione e le polemiche scatenate dalla notizia. La stessa avvocatura si è detta incredula dell’accaduto.