“Non passa lo straniero”, né a Pontecorvo, né a Cassino. Niente a che vedere con il Piave e il suo mormorìo, siamo invece sulle sponde del Liri e del Rapido dove i sindaci dei rispettivi territori mormorano lo stesso ma per altre ragioni. Non sono assolutamente contro gli immigrati ma non possono più ospitarli. E allora sia Anselmo Rotondo che Carlo Maria D’Alessandro bloccano l’avanzata di profughi annunciata dalla prefettura.

A Cassino

Il primo, D’Alessandro ha protocollato ieri intorno all’una una nota che è stata spedita alla prefettura quindici minuti dopo. La sostanza è semplice: il Comune aderisce al progetto Sprar e, quindi, oltre il quorum stabilito per il proprio territorio non può aprire le porte a nessun altro. Anzi, a voler andare per il sottile probabilmente «c’è un numero maggiore di profughi già collocato sul nostro territorio attraverso le figure emergenziali affidate dalle prefetture». Nella nota il Comune si dichiara «aperto all’accoglienza» ricordando che dal 2004 l’ente ha aderito alla rete Sprar. La stessa che è stata confermata per il prossimo triennio con delibera di giunta comunale n. 310 del 21 ottobre del 2016 dove «viene confermata la volontà di prosecuzione per 50 posti». Ma, precisa lo stesso sindaco, è fondamentale evitare la concentrazioni di grandi numeri su uno stesso territorio, e «considerando la recente direttiva del Ministro Alfano dell’11 ottobre 2016, si chiede di voler escludere la collocazione di ulteriori persone nella città martire».

A Pontecorvo

Fibrillazione soprattutto nella città fluviale che sarebbe destinataria del maggior numero di profughi di questo nuovo “sbarco”. Soprattutto alla luce del fatto che un privato ha affittato uno stabile a una delle cooperative vincitrici di bando per alloggiare gli immigrati. Circa un centinaio quelli che la prefettura dovrebbe dislocare in quattro Comuni nei prossimi giorni. Così ieri mattina a Pontecorvo il sindaco ha dichiarato non agibile la struttura che avrebbe dovuto ospitare i migranti. La decisione è stata assunta al termine di un vertice con i tecnici della cooperativa che aveva fatto richiesta di ospitarli in un palazzo della zona del centro commerciale a Pontecorvo, con il sindaco Anselmo Rotondo, gli assessori Fernando Carnevale e Armando Satini, ma soprattutto il responsabile dell’ufficio tecnico Roberto Di Giorgio.

«È stato un incontro franco e diretto affrontato con la piena consapevolezza di trattare una materia delicatissima che riguarda vite umane e drammi di popoli oppressi, alla luce della documentazione esibita dalla cooperativa sono emerse gravi carenze di tipo amministrativo, urbanistiche e sanitarie, tali da non dare il nulla osta all’agibilità della struttura. Per cui a Pontecorvo, in quello stabile, non arriveranno migranti - ha affermato il sindaco Rotondo - Tra le altre cose sono emerse delicate situazioni di tipo concessorio che abbiamo ereditato, per cui se avessimo rilasciato l’agibilità saremmo incorsi in possibili danni erariali. L’intera questione, tuttavia, come atto dovuto, è stata segnalata alla compagnia dei carabinieri di Pontecorvo».

Rotondo mantiene alta la guardia: «La prefettura - ha concluso - informata delle criticità emerse sia dal Comune sia dalla cooperativa, sta guardando altrove, in altri comuni, per allocarli. Il populismo non paga mai, l’azione amministrativa seria e coerente con le norme vigenti è la sola strada che intendiamo percorrere».