Coltivazioni e pascolo vietati, divieto di utilizzo delle acque sia dei fossi che dei pozzi presenti in località Pozzaga. Le battaglie degli ambientalisti hanno portato a un importante risultato suggellato ieri dall’ordinanza, la numero 287, del sindaco di Cassino. A convincere Carlo Maria D’Alessandro dell’urgenza di emanare un’ordinanza di divieto a tutela della salvaguardia della salute pubblica non solo la bontà delle tesi sostenute da Edoardo Grossi, Salvatore Avella e Francesco Altieri, da sempre in prima linea quando si parla di ambiente. Né l’evidente impegno dell’assessore all’Ambiente del Comune di Cassino, Dana Tauwinkelova. A far tremare i polsi, questa volta, sono stati i numeri delle concentrazioni di sostanze dannose nelle acque rosse prelevate dall’Arpa, alla presenza dei carabinieri.

Veleni senza limite

Le particelle di terreno vietate, quelle in località Pozzaga, sono comprese travia Lago evia Lenze, fino al comune di Sant’Elia Fiumerapido. Un’estensione di verde, tra campi incolti e coltivati, da togliere il fiato. È proprio in questa zona, dove gli ambientalisti avevano raccolto la segnalazione di un cittadino che aveva notato acque dall’anomala colorazione rossastra, che si annida uno dei pericoli potenzialmente più devastanti per la salute pubblica. Nelle analisi della sezione Arpa Lazio di Frosinone appare chiara l’elevata concentrazione di «solidi sospesi, COD (domanda chimica di ossigeno), alluminio, ferro, manganese, fenoli e con presenza di metalli quali arsenico, mercurio, nichel e piombo». Bisogna ora vedere quanto elevata sia tale concentrazione perché, stando ai beninformati, il limite del ferro - ad esempio - posto a 200 in relazione al campione prelevato risulti addirittura pari a 40.000: 200 volte superiore.

La fonte

L’ordinanza del sindaco di Cassino - che fa seguito a quella del primo cittadino Cuozzo per un’altra area a rischio, segnalata sempre dagli attivisti - da un lato allontana ogni critica (purtroppo) avanzata nei confronti degli ambientalisti, visti come visionari Don Chisciotte. Dall’altra pone un fondamentale interrogativo, ora nelle mani degli inquirenti: da dove provengono questi veleni? Qual è la fonte da bonificare il più presto possibile? «Il divieto di pascolo, coltivazione e utilizzo delle acque nell’area in questione rappresenta per noi un importante risultato per il quale vogliamo ringraziare, per la sensibilità, l’Amministra - zione e in particolare l’assessore Tauwinkelova. Ma ora il livello da considerare è un altro: bisogna risalire alla fonte per eliminare l’inquinamento che minaccia il nostro territorio e la nostra salute» ha dichiarato Edoardo Grossi, sostituto console del Touring Club.

Le richieste

«Non possiamo credere che l’origine dell’inquinamento possa essere rappresentata da alcuni secchi ritrovati. Bisogna effettuare una sorta di censimento, a nostro avviso, di tutte le mini-discariche presenti tra Cassino e Sant’Elia. Provvedere a una pulizia degli arbusti e delle erbacce che rendono difficile anche l’ispezione della vasta zona - hanno sottolineato ancora gli ambientalisti - per poi cercare la fonte dell’inquinamento, grazie all’impegno delle forze dell’ordine e degli inquirenti. Ricordiamoci sempre che l’area più a rischio è purtroppo quella che più risulta ricca di acqua e falde acquifere: il modo più veloce e immediato di veicolare veleni nei terreni e in tutto il territorio circostante».