Sono pagine che pesano come l’oro e come l’oro potrebbero avere un valore assoluto. È questo l’auspicio degli inquirenti e degli investigatori che le hanno redatte. Ma soprattutto dei famigliari di Tuzi. Nelle pagine arrivate sulla scrivania del sostituto procuratore Mattei, quelle dell’informativa dei carabinieri, c’è più di ogni altra cosa la speranza di arrivare presto alla verità sulla morte del brigadiere ucciso da un colpo di pistola nel 2008. Una morte su cui ci si è interrogati a lungo, fuori e dentro la Procura, fuori e dentro la caserma di Arce dove il brigadiere era in servizio quando l’omicidio della studentessa Serena Mollicone aveva appena sconvolto non solo l’intera comunità, ma tutta l’Italia.

Un lavoro certosino

L’informativa è stata chiusa. E ora è nelle mani del dottor Mattei che dovrà analizzarla, scomporla, digerirla. Mettere in correlazione gli elementi in suo possesso con quelli che gli uomini dell’Arma hanno messo nero su bianco. Nessuna parola sul contenuto. Non è impossibile immaginare, però, che i carabinieri abbiano ricostruito e scavato nella vita privata del brigadiere, concentrandosi su spostamenti, chiamate, incontri.

Elementi già noti, forse. Ma da quando la richiesta della famiglia del brigadiere, rappresentata dall’avvocato Rosangela Coluzzi, è stata accolta permettendola riapertura delle indagini per un’ipotesi di istigazione al suicidio, ogni piccolo tassello appare importante. Intanto perché potrebbero emergere nel corso delle indagini aspetti significativi, in grado di aprire nuove prospettive. Importanti, in secondo luogo, perché le nuove indagini sulla morte di Tuzi sono parallele a quelle sulla morte di Serena.

Non è certo possibile dire che i due casi siano collegati, ma alcuni punti di contatto appaiono evidenti: Tuzi morì pochi giorni dopo essere stato ascoltato sull’omicidio Mollicone. In quell’occasione indicò ai magistrati la presenza di Serena in caserma proprio nel giorno in cui la giovane trovò la morte. Qualche giorno dopo il brigadiere sarebbe dovuto tornare in Procura,ma si tolse la vita - si disse poi - con un colpo di pistola. L’ipotesi fu di omicidio, derubricata in suicidio nonostante le tante, troppe incongruenze. La tenacia della sua famiglia, cheha sempre cercato la verità, ha incontrato l’impegno della Procura di Cassino. E ora il caso potrebbe raccontare molto di più.