Gli aumenti di stipendio dei vertici della Camera di Commercio furono illegittimi. Lo ha confermato la Corte dei Conti chiamata a pronunciarsi in appello sulla sentenza di condanna della sezione giurisdizionale per il Lazio. Il ricorso era stato presentato dagli avvocati di Mario Popolla, all’epoca segretario generale dell’ente, nonché dai componenti la giunta camerale Tito Di Vito, Silvio Ferraguti, Roberto Palù, Cosimo Di Giorgio, Florindo Buffardi, Tommaso De Santis e Stefano Venditti. Il primo si è visto confermare la condanna a risarcire la somma di 31.914,57 euro, gli altri invece dovranno versare ciascuno 20.000 euro, per un totale complessivo di quasi 172.000 euro. Non tutti tra quanti erano stati condannati in primo grado hanno fatto appello.

L’inchiesta

L’inchiesta era nata a seguito di alcuni accertamenti della procura regionale della Corte dei Conti successivi a una verifica amministrativo-contabile dell’ispettorato generale di finanza della Ragioneria generale dello Stato, effettuata da febbraio ad aprile del 2009. Sotto accusa alcune delibere del 2005 e 2007, dichiarate illegittime, e che avevano determinato gli aumenti delle spettanze ai dirigenti dell’ente di viale Roma. Ma Popolla e i membri della giunta avevano contestato la sentenza con una serie di rilievi, tra cui il difetto di motivazione, mancata valutazione del difetto di colpa grave, illogicità e contradditorietà della motivazione nonché estraneità alle condotte causative del danno ed erroneità della valutazione sulla tredicesima.

In prima battuta la procura regionale della Corte dei Conti aveva quantificato un danno erariale di 280.191 per l’aumento della retribuzione di risultato «senza giustificazione» e che «veniva corrisposta dividendo l’importo annuo per dodici e successivamente moltiplicato per tredici (anziché essere suddivisa per 13 mensilità)» in favore del segretario generale e del vice. In sosta erano state ritenute illegittime le delibere numero 57 del 2005 e numero 75 del 2007 per mancanza dei «presupposti giuridici che avrebbero giustificato un ulteriore aumento della retribuzione di posizione fino allo sforamento del valore massimo previ- sto dall’articolo 27, comma 2, del Ccnl», essendo stati presi a giustificazione degli ulteriori aumenti «fatti inesistenti o già verificatisi in passato o noncorrelati alle finalità della corresponsione della retribuzione di posizione».

A Popolla era stato attribuito il 30% del danno (da 30.000 euro) derivante dalla delibera del 2005 (il resto era stato attribuito al commissario straordinario Abate, giudicato separatamente con procedura agevolata, con la quale ha definito a 6.473 euro il danno che ha risarcito). Il danno della delibera del 2007, quantificato in altri 180.000 euro, era stato attribuito per una quota di 20.000 euro a ciascun membro della giunta e per 14.000 euro al segretario generale Popolla, nonché per i rimanenti 2.000 a ciascuno dei tre componenti del collegio dei revisori. In primo grado era stata ritenuta illegittima anche la maggior erogazione di una mensilità aggiuntiva.

L’appello

I giudici di appello hanno però confermato in toto le argomentazioni della sezione per il Lazio. Ribadendo che «sussiste la colpa grave di tutti gli appellanti, ivi compresi i membri della giunta camerale» e che «sussiste colpa grave anche per le modalità di calcolo della tredicesima mensilità sulla retribuzione di posizione». Il collegio segnala «che siano pienamente condivisibili le argomentazioni che hanno condotto la sezione giurisdizionale per il Lazio ad affermare la responsabilità degli appellanti per i maggiori oneri fatti gravare sulla Camera di commercio di Frosinone in conseguenza degli aumenti della retribuzione di posizione riconosciuti al segretario generale e al vice segretario generale e delle modalità in cui gli stessi sono stati liquidati». Per proseguire nel senso dell’illegittimità delle delibere contestate.

«Nulla - rilevano i giudici - è contenuto nella determinazione del 2005 che giustifichi un aumento di retribuzione di posizione ulteriore a quello già riconosciuto con la deliberazione 272/20045; aumentato che, tra l’altro, per l’anno 2005 è stato assentito con effetto retroattivo mediante liquidazione di “un conguaglio di 20.000 euro, quale differenza tra quanto spettante e quanto effettivamente riscosso”».

Nello specifico la retribuzione era stata portata a 60.000, 70.000 e 80.000 euro lordi da corrispondere dal 1° gennaio 2005, 2006 e 2007. Il danno è stato così individuato nella differenza retributiva di 30.000 euro. E ancora: «Altrettanto condivisibili sono le argomentazioni che hanno condotto la sezione Lazio ad affermare l’illegittimità della deliberazione n.75 del 2007 con la quale la giunta camerale ha riconosciuto, a titolo di retribuzione di posizione, 120.000 euro annui lordi al segretario generale e 60.000 euro annui lordi al vice segretario generale con decorrenza 1° gennaio 2007».

Sul punto la Corte ritiene «che legittima il superamento del valore massimo, non la mera “complessità organizzativa”, ma l’esistenza di “strutture organizzative complesse approvate con gli atti previsti dai rispettivi ordinamenti”». ; condizione che nella specie non si era realizzata». Confermata, infine, anche la colpa grave.