La Corte dei Conti del Lazio condanna l’ex Consiglio d’Amministrazione dell’Università degli Studi di Cassino per danno erariale. In una riunione del Cda del 26 aprile 2012 - nonostante la spending review che imponeva un taglio del 10% ai gettoni di presenza – si decise di aumentare da 290 euro a 600 euro i pagamenti per le partecipazioni alle sedute degli organi collegiali universitari, in particolare del Cda.

Alla guida dell’Università c’era allora il rettore Ciro Attaianese e al suo fianco c’era il direttore generale Ascenzo Farenti. Entrambi - l’ex rettore e l’ex direttore - grazie a un’abile strategia difensiva degli avvocati Sandro Salera e Raffaele Montefusco – escono però indenni dalla sentenza e dunque assolti perché è stato violato il loro diritto di difesa. Nella sostanza dei fatti Attaianese e Farenti hanno chiesto ai giudici di essere ascoltati ma senza alcun riscontro da parte dei P.M. Dunque hanno invocato la nullità della citazione in giudizio e solo per un difetto di procedura i due sono stati assolti: l’ex direttore Farenti, inoltre, partecipava alle sedute del Cda ma senza diritto di voto.

Per lo stesso motivo è stato assolto anche l’ex rettore vicario Franco De Vivo. Formalmente, dunque, assolto per non aver commesso il fatto. Condannati tutti gli altri componenti del Consiglio d’Amministrazione di allora chiamati ora a restituire le somme derivanti dai gettoni di presenza per un totale di circa 12.000 euro a testa. Si tratta dell’attuale rettore vicario Raffaele Trequattrini, all’epoca delegato al bilancio; del professore Giovanni De Marinis, all’epoca prorettore all’edilizia; dell’ex direttore generale Raffaele Simeone all’epoca dei fatti rappresentante del personale tecnico amministrativo in Consiglio d’amministrazione; della professoressa Rossella Tomassoni attualmente al vertice del Cudari e che in Cda nel 2012 rappresentava il polo umanistico dell’ateneo; del professore Domenico Falcone che in Cda rappresentava il polo giuridico e, infine, di due membri esterni (introdotti per la prima volta con la legge Gelmini, la 240/2010, nella governance dell’ateneo): Giovanni Rossi e Antonio Napoletano. Anche loro - difesi dai legali Montefusco e Damiani - così come Attaianese e Farenti hanno chiesto tramite i loro legali l’inammissibilità della citazione per mancata audizione, tuttavia non avevano avanzato formale richiesta in tal senso dunque l’eccezione è stata rigettata.

Pertanto gli ex consiglieri di amministrazione sono stati condannati al pagamento di 12.000 euro ciascuno per un totale di 72.000 euro, a tanto ammonta il danno erariale calcolato dalla Corte dei Conti. Le reazioni Se l’avvocato Sandro Salera esulta, dimostrando con orgoglio come la sua strategia difensiva sia risultata essere vincente, il legale Damiani di Roma, preferisce non commentare. Mentre Montefusco liquida il pronunciamento con sole cinque parole: «Una sentenza del tutto erronea».

Bocche cucite tra gli ex consiglieri di amministrazione chiamati al risarcimento. Il solo Raffaele Trequattrini, che oggi fa le veci del rettore Giovanni Betta, interviene sulla vicenda e spiega: «Si può non essere d’accordo ma io sono dell’avviso che tutte le sentenze vanno rispettate». Intanto non si esclude la possibilità di un ricorso. Raffaele Simeone sottolinea: «Valuteremo bene cosa fare insieme con il nostro avvocato nei prossimi giorni». E intanto in ateneo già si scatena la bufera e la sentenza è destinata a far discutere l’intera comunità accademica.