Ogni promessa è un debito. E Acea, come annunciato, interpella nuovamente il Consiglio di Stato per vedere riconosciuti i propri diritti. Ma il "debito" è tutto del Comune di Cassino che non lo onora! E, così, riprende la lunga guerra tra il gestore privato e l’ente inadempiente.

La società ha recentemente presentato un ricorso al Consiglio di Stato contro la famosa ordinanza del sindaco D’Alessandro con la quale ordina agli uffici di «proseguire temporaneamente e in via esclusiva, senza interferenze alcune da parte di Acea, la gestione dell’acquedotto comunale al fine di garantire qualità, quantità e continuità della fornitura idrica alle utenze fino a quando Acea non dimostri di avere la disponibilità di risorse idropotabili adeguate al soddisfacimento delle esigenze igienico-sanitarie della città di Cassino».

Era il 10 settembre scorso e ogni battaglia giudiziaria era persa per l’ente di piazza De Gasperi. Così il sindaco D’Alessandro, invece di consegnare l’acquedotto, ha tirato fuori dal cilindro un’ordinanza che - di fatto - ha ulteriormente rinviato la consegna al gestore privato, adducendo la mancanza della preziosa risorsa idrica da immettere negli impianti. L’acqua che viene pompata in pressione nelle condutture, infatti, è frutto di un ristoro della società Acqua Campania al Comune in virtù di una convenzione degli anni Novanta. E, forte del “legame esclusivo” tra la suddetta società e il Comune, D’Alessandro ha invitato gli uffici tecnici a continuare la gestione dell’acquedotto fino a quando Acea non avrà un approvvigionamento

La strategia dell’amministrazione ha di fatto impedito all’azienda di avere l’acquedotto certo. In politichese, il sindaco ha sempre sintetizzato così: Acea ha gli impianti ma il Comune ha l’acqua. E su questa... lunghezza d’onda ha basato la sua battaglia. La società privata, invece, continua a brandire tutte le sentenze dei giudici che, unitamente al verbale di consegna del commissario ad acta, hanno messo la parola fine alla vicenda dichiarando un’unica verità: gli impianti devono passare nelle mani di Acea. Ecco perché, dopo averlo annunciato a più riprese è stato appena presentato il ricorso per ottemperanza al Consiglio di Stato in cui si richiede l’annullamento di quell’ordinanza, previa sospensione dell’efficacia.

Il testo

Nel corpo del ricorso è citato anche il “gran rifiuto” del dirigente del V settore, Pio Pacitti. Quando il 19 settembre il management della società si è recato in Comune per acquisire dati e documentazione inerenti il passaggio degli impianti - come da verbale di consegna del 10 agosto 2016 del commissario ad acta - non ha potuto avere il “materiale” più prezioso. Si legge dal verbale: «Per quanto attiene le chiavi degli impianti, l’ingegner Pacitti dichiara di non poterle consegnare per effetto dell’ordinanza del sindaco n.226 del10 settembre che impone la gestione unica dell’acquedotto comunale».

Ma per Acea è palese la nullità - oltre alla pretestuosità - dell’ordinanza sindacale impugnata per violazione e/o esclusione del giudicato del Consiglio di Stato, un provvedimento volto a impedire o a ritarda l’acclarato e indiscusso diritto di Acea, accertato con una sentenza passata in giudicato, di gestire il servizio idrico nel territorio comunale. Ora la parola passa nuovamente al Consiglio di Stato.