Già il semplice fatto di  sentire le quattro parole “C’era una volta…” è come passare istantaneamente dalla realtà alla fantasia, come se attraverso una induzione ipnotica ci fosse una relazione unica con il narratore e i personaggi del racconto.

Spesso quando in libreria vengono svolte le letture animate per i bambini (letture animate sono letture ad alta voce dove un lettore che si offre volontario dona la sua voce ai piccoli lettori che ancora non hanno imparato a leggere) gli occhi desiderosi di entrare in questo mondo non sono solamente quelli dei bambini ma anche quelli dei genitori.

Una volta rimasi colpita da come un genitore durante la lettura era completamente assorbito dalla storia che alla fine mi chiese : "... ma le favole sono terapeutiche…?" (Viene a dirlo proprio a me!)

Ci sono parole che invitano l’ascoltatore a un viaggio in un mondo di immaginazione in cui la realtà può essere sospesa e l’apprendimento può essere potente.

Sì, è vero: le favole sono terapeutiche sia per i genitori, che in  quei pochi minuti tornano nell’io bambino allontanandosi dalla realtà che spesso è insostenibile, sia per i bambini, che attraverso la metafora possono da una parte riconoscere gli stati emotivi di quella situazione e dall’altra affrontare un tema difficile che con le parole della favola diventa più leggero e più decodificabile.

Spesso, durante i parent trainig, suggerisco letture sia ai genitori sia ai bambini come strumenti facilitanti. Un po’ come i ponti che collegano il modo di pensare, il libro è un mezzo che ci permette di veicolare e trasmettere il nostro sentire.

Vi porto un esempio di libro per bambini che spesso può essere utilizzato per affrontare il tema della separazione:

"Le mie due case", di Melanie Walsh: un albo illustrato che racconta la storia di una bambina che vive in due case, quella della mamma e quella del papà trovando stimolante e divertente il suo nuovo modo di stare con i genitori.

Un altro esempio anche per i bambini più piccoli, invece, è l’albo illustrato "Due nidi" Lo Stampatello che descrive in maniera semplice il momento difficile e triste della separazione riuscendo a donare ai bambini un lieto fine ancora possibile.

Da un punto di vista psicologico, la separazione nei bambini viene vissuta come una “ferita” che, se gestita bene, con le “particolari cure”, è meno dolorosa, dico meno dolorosa perché non si può pretendere di non soffrire quando c’è una ferita. I bambini soffrono per la separazione di mamma e papà e nella loro fantasia rimarrà per sempre la speranza di una non separazione.

In primis, le cure particolari a cui faccio riferimento sono ad esempio l’intervento di uno psicologo-psicoterapeuta che suggerisca modalità rispetto alla comunicazione e moduli insieme ai genitori i passi successivi e, prima–dopo-durante, vi “supplico” di leggere tante tante tante storie come quelle prima suggerite per il riconoscimento degli stati emotivi e per la risoluzione dei conflitti psicologici.

Allora, non mi rimane che dirvi: BUONA LETTURA MAMMA E BUONA LETTURA PAPA’ e, soprattutto, BUON VIAGGIO BAMBINI!!!!