Storie d'impresa
24.04.2026 - 10:46
Francesco Fraschetti
C’è una fotografia in bianco e nero che custodisce l’inizio di tutto. È l’immagine di una bottega di ferramenta di paese, uomini in posa davanti a scaffali colmi di attrezzi agricoli, visi segnati dalla fatica e dalla dignità del lavoro.
Siamo a Ceprano, nel cuore della Ciociaria. Subito dopo l’Unità d’Italia nasce una ferramenta agricola, perfettamente inserita nel tessuto rurale dell’epoca. È il primo tassello di una presenza imprenditoriale che attraverserà tre secoli e cinque generazioni. Quel negozio non esiste più: la guerra, con il fronte di Cassino fermo per mesi, rase al suolo il borgo antico. «Macerie», ricorda Fraschetti. Ma dalle macerie la famiglia riparte.
Nel corso di 156 anni la gestione rimane saldamente familiare. La continuità generazionale diventa uno degli elementi distintivi: il passaggio del testimone non è soltanto formale, ma culturale. Inizia da qui il nostro viaggio all’interno delle aziende gestite da imprenditori ciociari. Oggi lo stabilimento Fraschetti è nel territorio di Pofi.
La vostra attività nasce quindi nel 1870. Quali valori fondativi sono rimasti invariati fino ad oggi?
«È una domanda importante, e anche difficile. Probabilmente l’elemento che ha unito cinque generazioni è stato il legame con il territorio e con la famiglia.
Ma se devo indicare il valore principale direi l’impegno. Tanto impegno nel lavoro: la voglia di fare, di creare, di non fermarsi. Questo spirito credo sia stato il vero filo conduttore di tutta la nostra storia»
La gestione familiare accelera o rallenta le decisioni strategiche?
«Le accelera quando l’azienda è piccola e il mercato è semplice, domestico, come accadeva fino al dopoguerra.
Quando però il mercato diventa globale e complesso, il solo legame familiare non basta più. La famiglia deve affiancarsi a nuove competenze professionali e a modelli organizzativi più strutturati, più aziendali e meno familiari».
Qual è stata la scelta imprenditoriale più rischiosa che ha affrontato?
«Ce ne sono state molte. Alcune le abbiamo vinte, altre le abbiamo perse.
Non credo mai a quell’ottimismo un po’ americano, con il sorriso sempre perfetto, dove sembra che si vinca sempre. La vita imprenditoriale è fatta di vittorie e sconfitte. Molte volte ci è andata bene, altre volte meno. In ogni caso siamo stati sempre noi gli artefici sia dei successi che degli errori».
Oggi la Fraschetti spa è leader nel settore della distribuzione di ferramenta, giardinaggio, bricolage. Ha un fatturato di circa 40 milioni di euro annui e 70 dipendenti.
Uno dei mercati che avete esplorato più spesso è quello orientale, in particolare la Cina. Come è iniziato questo rapporto?
«La mia vita è cambiata nel 1989, l’anno in cui ho messo piede in Cina per la prima volta. Ero giovane, curioso, attratto dal viaggio, dal cambiamento e dalla scoperta.Non immaginavo che quel viaggio avrebbe cambiato così profondamente la mia vita. Ho frequentato la Cina per oltre trent’anni. Non ci ho vissuto stabilmente, ma la mia presenza era talmente frequente che quando tornavo in Italia pensavo già al prossimo viaggio. All’inizio era una necessità commerciale, poi è diventata quasi una necessità esistenziale. Mi sono avvicinato alla loro cultura, alla loro storia, alla filosofia di Confucio, alla medicina tradizionale.Tutto questo ha cambiato molto il mio modo di vedere il mondo e quello che io chiamo il mio “illuminismo europeo”.
I suoi amici cinesi come la chiamano?
«Franco Polo. È un gioco di parole con Marco Polo. In questi trent’anni ho vissuto molte storie, ho visto nascere aziende, ne ho aiutate a crescere. Tutte queste esperienze oggi sono raccolte qui, in una specie di album di ricordi personali che lascio alle prossime generazioni».
Nel suo ufficio, infatti, Fraschetti conserva una raccolta di oggetti ricevuti durante i viaggi in Cina.
Tra questi una piccola scultura caricaturale che lo rappresenta con una calcolatrice in mano mentre contratta uno sconto con un fornitore e un timone, simbolo molto diffuso nelle aziende cinesi.
«In Cina il timone è il simbolo della guida. Se c’è un timone, deve esserci anche un timoniere. Significa sapere dove andare e avere l’autorità e la competenza per decidere la rotta. Tra gli oggetti del museo c’è anche un tradizionale set da tè cinese. Il tè in Cina è un rito. Si lava la tazza con il tè caldo prima di berlo, poi si versa la piccola porzione. Il fuoco serve a mantenere sempre la temperatura giusta e la cerimonia può durare ore. Sono ricordi di una Cina che è passata vicino a me e che mi ha cambiato».
Avete firmato molti accordi internazionali?
«Uno dei momenti simbolici della collaborazione tra Italia e Cina è documentato da una fotografia firmata durante un forum economico a Roma. Stiamo firmando un accordo con alcune aziende cinesi alla presenza dei ministri del commercio estero italiano e cinese. Si trattava della vendita di ferramenta italiana — cerniere, viti, pomelli — a produttori di mobili cinesi. Per loro era motivo di orgoglio dire che la componentistica era italiana».
L’e-commerce è un alleato o un nemico del vostro modello di business?
«All’inizio sembrava solo un nemico. Ma i nemici, come insegna anche la cultura cinese, bisogna trasformarli in alleati.
Opporsi non serve. È molto più utile trovare punti di convergenza. Noi non possiamo vivere contro il cambiamento: dobbiamo vivere in armonia anche con ciò che inizialmente appare opposto ai nostri interessi».
La nuova generazione vuole continuare questa storia?
«Dal 1980 l’azienda è stata guidata da me e da mio fratello Giorgio: la quarta generazione.
Noi due eravamo destinati a fare tutt’altro nella vita, ma gli eventi ci hanno portato qui.
Tra noi due abbiamo avuto cinque figli. Di questi cinque, quattro vivono all’estero. Solo uno è rimasto in Italia: mio figlio.
Ha lavorato prima a Milano, poi per un anno a Shanghai, da solo e senza il mio aiuto. Poi è tornato a Milano per altri tre anni. Un giorno mi ha detto: “Torno a casa”.
Oggi è l’unico della nuova generazione che ha deciso di continuare questa attività.»
Come sarà la Fraschetti tra dieci o quindici anni?
«È una domanda che mi faccio ogni giorno, e spesso è quella che non mi fa dormire la notte.
Non so rispondere. Il mercato cambia più velocemente di quanto io riesca a trovare una risposta».
Se potesse lasciare un messaggio ai giovani imprenditori, cosa direbbe?
«Amate il cambiamento.
Amare il cambiamento significa essere aperti, laici dentro, capaci di adattarsi a tutto: dall’albergo a cinque stelle alla catapecchia.
Significa saper cambiare se stessi ogni volta che il mondo cambia. Quando vedete il mondo muoversi, rincorretelo. Siate veloci.
Io sono molto orgoglioso delle mie radici ciociare, ma soffro quando vedo troppo immobilismo intorno a me».
Che rapporto avete con l’Asi, il Consorzio di sviluppo industriale?
«Rapporto?» e preferisce non rispondere».
E con le associazioni imprenditoriali locali?
«No comment».
Dopo il racconto storico e personale, la visita è proseguita all’interno dello stabilimento logistico dell’azienda, dove prende forma la dimensione operativa dell’impresa.
Quant’è grande l’area del magazzino?
«L’area del magazzino copre circa 27 mila metri quadrati. Questo è il cuore pulsante dell’azienda.
Il magazzino è organizzato in due grandi comparti principali: il reparto dei prodotti voluminosi e pesanti e il reparto della minuteria e dell’alta rotazione. Nella zona dedicata ai prodotti più grandi e pesanti vengono stoccati articoli di dimensioni maggiori, che richiedono movimentazioni differenti rispetto alla piccola ferramenta. Quando invece ci si sposta nel reparto della minuteria, la fisionomia del magazzino cambia completamente».
Che tecnologia usate per la gestione degli ordini?
«L’intero sistema logistico è basato su tecnologia a radiofrequenza. Questo significa che tutte le operazioni di preparazione degli ordini vengono coordinate tramite dispositivi collegati via onde radio, che trasmettono in tempo reale le informazioni agli operatori addetti alla preparazione delle spedizioni. Nel sistema logistico sono catalogati circa 18.000 articoli.
A prima vista può sembrare un numero enorme, ma nel mondo della grande distribuzione della ferramenta non è così eccezionale: esistono magazzini che gestiscono anche il doppio o il triplo delle referenze».
Com’è organizzato il lavoro?
«Il centro di distribuzione lavora su due turni giornalieri: turno mattutino e turno pomeridiano-serale
In pratica il magazzino è operativo dalle 6 del mattino fino alle 22, proprio per garantire una evasione degli ordini nel più breve tempo possibile. La rapidità di preparazione delle spedizioni è infatti uno degli elementi chiave nel settore della distribuzione all’ingrosso».
Qual è il reparto più avanzato tecnologicamente?
«E’ quello della minuteria, quello con la maggiore concentrazione di articoli in uno spazio relativamente ridotto.
Qui gli scaffali raggiungono altezze fino a 13 metri, sfruttando la verticalità del magazzino per aumentare la capacità di stoccaggio.
In questo reparto si trova davvero di tutto: dai giraviti alle viti, dalle cerniere ai piccoli componenti tecnici utilizzati da artigiani, falegnami, installatori e appassionati di fai-da-te.
È il settore dove si concentra la parte più ampia e diversificata dell’offerta dell’azienda».
Qual è quindi il perno della vostra attività?
«Il sistema logistico permette di gestire quotidianamente un numero elevato di ordini e di movimentare migliaia di colli destinati ai clienti in tutta Italia.
L’organizzazione del magazzino rappresenta quindi la struttura portante della distribuzione Fraschetti, che negli anni si è trasformata da una piccola ferramenta locale a una rete commerciale capace di operare su scala nazionale».
Camion in entrata, camion in uscita. Pallet avvolti nel film plastico, etichette stampate, controlli qualità. «La logistica oggi è strategia», sottolinea Fraschetti. «Non è più un servizio accessorio. È il nostro biglietto da visita».Nei corridoi si respira disciplina, ma anche familiarità. Molti dipendenti lavorano qui da decenni. «Un’azienda familiare deve essere famiglia anche per chi non porta il tuo cognome», dice con fermezza.
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