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Frosinone

Referendum: i motivi del sì e del no

Ieri il convegno voluto dalla Camera penale di Frosinone. Il professor Taormina: «No a giudici politicizzati». Il procuratore Minisci: «Non risolve i problemi della giustizia. Il sorteggio un’umiliazione»

Referendum: i motivi del sì e del no

Uno scatto del dibattito di ieri alla Cassa edile

“Referendum: sì o no?” Questa la linea su cui ci si è mossi nel dibattito organizzato nel pomeriggio di ieri nella sala conferenze della cassa edile di Frosinone.

L’incontro, organizzato e voluto dal direttivo della camera penale “Fabrizio Pagliei”, era mirato a sensibilizzare e ad avvicinare la cittadinanza ai motivi del sì e del no riguardo al prossimo referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati, dove giovani e adulti saranno chiamati alle urne il 22 e il 23 marzo. Giovani soprattutto, perché al dibattito erano presenti anche molti alunni delle classi quinte del liceo Severi e dell’istituto Volta.
Diversi i relatori: Vincenzo Saveriano, già sostituto procuratore generale presso la corte di appello di Roma, Carlo Taormina, professore universitario e avvocato di fama, Francesco Minisci, procuratore della Repubblica presso il tribunale di Frosinone e Natalia Catena, gip presso il tribunale di Velletri.

Le dichiarazioni
Nell’introduzione al dibattito il presidente del tribunale di Frosinone Marcello Buscema, che ha dichiarato: «Il dibattito di oggi è molto importante, perché poche persone vivono la realtà della giurisdizione. Voglio solo invitare la cittadinanza a esprimere il voto in modo sereno».
Un dibattito diverso. Non scontato, come sottolineato anche dal professor Carlo Taormina: «La partecipazione è stata tanta, soprattutto dei giovani. Abbiamo disinnescato la miccia del confronto che si basa sulla strumentalizzazione politica. Il sì ha parlato per il sì, il no per il no. Nessuna inflessione di carattere politico ha influenzato il dibattito. Non so come andrà questa consultazione referendaria - ha concluso -, ma se vogliamo un’imparzialità dei giudici e se vogliamo dei giudici che non siano politicizzati credo che non ci siano alternative al voto a favore del sì».

Sulla stessa linea anche l’intervento di Vincenzo Saveriano: «È stato un momento importante. Confrontarsi con quelli del no è stato costruttivo. Ognuno deve farsi la propria idea, senza votare “per sentito dire”. Questa riforma è in attuazione della costituzione e del suo articolo 111 e segue quelle che sono le direttive del processo accusatorio. Quest’ultimo, purtroppo, è rimasto un processo incompiuto, perché non si è arrivati a regolamentare come vuole fare questa riforma la piena parità tra le parti davanti a un giudice, oltre che imparziale, terzo».

A prendere successivamente la parola è stato anche il procuratore Minisci: «Bisogna partire da un presupposto chiaro - ha dichiarato: questa riforma della giustizia non risolve i problemi della giustizia. Ma perché noi siamo contrari alla separazione delle carriere? Semplicemente perché dal punto di vista dei magistrati non cambia niente». Sul sorteggio per il Csm ha aggiunto: «Il sorteggio è un’umiliazione per l’intera magistratura». Ha poi concluso Natalia Catena: «Quando si arriva all’urna si deve arrivare consapevoli di quello che si deve fare. Non abbiamo dei tarocchi in mano in cui ognuno ci legge quello che vuole. La partecipazione dei giovani è stata molto importante».

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