Capitale italiana della cultura 2028
26.02.2026 - 11:00
Un po’ come l’esame di maturità: seduti davanti alla commissione, il dossier ben rilegato, le domande, le risposte. E l’inevitabile emozione. Tanto più che la candidatura del progetto “Hernica Saxa” è la prima ad essere esaminata. L’appuntamento con la delegazione guidata dal direttore del progetto, il presidente dell’Archeoclub d’Italia di Ferentino Antonio Ribezzo, è fissato alle 9 di stamane nella “Sala Spadolini” del Ministero della cultura. È l’ultimo passaggio prima del verdetto annunciato per il 27 marzo che decreterà quale delle dieci proposte finaliste si aggiudicherà il titolo di “Capitale italiana della cultura 2028”. E con il titolo anche il milione di euro destinato a finanziare gli eventi da realizzare nel corso del 2028.
Il progetto “Hernica Saxa”, che riunisce le quattro città erniche fortificate di Anagni (capofila), Alatri, Ferentino e Veroli, ha superato la selezione tra le 23 candidature ammesse alla prima fase ed è in finale insieme a quelli proposti da Ancona, Catania, Colle di Val d’Elsa (Siena), Forlì, Gravina in Puglia (Bari), Mirabella Eclano (Avellino), Sarzana (La Spezia) e Tarquinia (Viterbo).
Intanto il progetto “Hernica Saxa” continua a collezionare sostegni importanti, da ultimo quello dell’Ordine dei geologi del Lazio che ha concesso il suo patrocinio alla candidatura congiunta di Anagni, Alatri, Ferentino e Veroli.
La presidente dell’Ordine regionale, Simonetta Ceraudo, spiega le ragioni dell’endorsement: «Per la prima volta in modo così esplicito una candidatura a “Capitale italiana della cultura” riconosce e valorizza anche la cultura geologica come parte integrante del patrimonio culturale. Un passaggio importante che accresce una consapevolezza fondamentale: il paesaggio è geologia. Il patrocinio a “Hernica Saxa” significa sostenere una visione nella quale la geologia entra a pieno titolo tra gli elementi fondativi dell’identità territoriale. Questa candidatura rappresenta non solo una sfida culturale, ma un segnale chiaro: quando le comunità riconoscono nelle radici geologiche e storiche la base della propria identità, la pietra non è più muro, ma diventa fondamento di una nuova visione del territorio e del suo sviluppo».
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