Un furto che, all’apparenza, doveva essere facile facile. Ma un imprevisto, l’allarme che suona, i proprietari che si svegliano ha fatto sì che il ladro si trasformasse in rapinatore.

Un’impresa che è costata, ieri, una condanna a due anni e otto mesi di reclusione al termine di un processo celebratosi davanti al gup del tribunale di Frosinone con il rito abbreviato. Tutta colpa di un grosso coltello da cucina, della lunghezza di 32 centimetri, che l’uomo, secondo la procura il frusinate Gerardo D’Itri, aveva finito con il brandire. Prima contro il proprietario di casa, peraltro un agente di polizia e poi contro i carabinieri intervenuti che lo arrestarono.

I fatti si sono verificati lo scorso ferragosto nella zona della Roana. Il malvivente di fatto era stato sorpreso con un televisore da 56 pollici sulle spalle, proprio nel tentativo di portarlo fuori dall’abitazione. Abitazione nella quale si era introdotto forzando una porta finestra. Oltre al televisore, l’uomo era riuscito a metter da parte anche una bicicletta. Probabilmente per portarla via. Poi, però, era scattato l’allarme e il suo piano era andato in fumo. Ma la situazione era ben presto degenerata. Vistosi alle strette, stando alle accuse che all’epoca gli valsero l’arresto, l’imputato avrebbe sfoderato il coltello. Un disperato tentativo di difendersi, una volta vistosi accerchiato. Su tale tesi si è mosso ieri il difensore di D’Itri, l’avvocato Luigi Tozzi, che ha ribadito come l’imputato fosse entrato unicamente per compiere un furto e non per mettere a segno una rapina.

Nel corso del procedimento, svoltosi con il rito abbreviato, il pubblico ministero Adolfo Coletta aveva sollecitato al gup Antonello Bracaglia Morante una condanna a sette anni di reclusione. Dopo una breve camera di consiglio, il giudice ha deciso per una pena decisamente più bassa, infliggendo all’imputato due anni e otto mesi. Lo stesso, peraltro, da una decina di giorni ha ottenuto gli arresti domiciliari.