La stagione teatrale è iniziata. Dicembre sarà il mese del cabaret e dei concerti. A gennaio tornerà il grande balletto classico. Ma il carnet di spettacoli che il “Teatro Comunale Nestor” si appresta ad ospitare, si arricchisce di un piacevole ritorno: la lirica. Il 15 dicembre, infatti, lo storico palco frusinate, alle 21, ospiterà “Il Barbiere di Siviglia” di Gioacchino Rossini nel nuovo allestimento firmato “Europa Musica” con la regia affidata a Gianmaria Romagnoli.

La rappresentazione viene portata in scena in occasione del bicentenario della prima esecuzione del “Barbiere di Siviglia”, avvenuta il 20 febbraio 1816 a Roma al Teatro Argentina. Nella visione personale di Romagnoli l’opera non si discosta dalla tradizione ma smussa le asprezze, dona dinamicità alla storia con l’aiuto di una drammaturgia parallela, di tecnologie d’avanguardia e attraverso un lavoro specifico sull’espressività e gestualità degli interpreti. Domenico Balzani è Figaro, Patrizia Cigna è Rosina. Il Conte d’Almaviva è impersonato da Carlos Natale, Bartolo da Marcello Lippi, Basilio da Carlo Di Cristoforo. Direttore d’orchestra è Claudio Micheli. I costumi sono di Andrea Sorrentino.

Il melodramma buffo in due atti di Rossini su libretto di Cesare Sterbini è tratto dalla commedia omonima di Caron de Beaumarchais e racconta della bella Rosina contesa tra il Conte d’Almaviva e don Bartolo. Figaro, il barbiere “factotum della città”, aiuterà il Conte a conquistare il cuore della ragazza. L’opera in due atti di Gioachino Rossini su libretto di Cesare Sterbini è tratta dalla commedia omonima di Beaumarchais. Il titolo originale era Almaviva, ossia l'inutile precauzione. Prima di Rossini, Giovanni Paisiello aveva messo in scena il suo Barbiere di Siviglia nel 1782 (dieci anni prima della nascita di Rossini). Con quella stessa opera aveva riscosso uno dei maggiori successi della sua fortunata carriera.

Il precedente successo di Paisiello (uno dei maggiori rappresentanti dell’opera napoletana) faceva sembrare inammissibile che un compositore di ventitré anni, per quanto dotato, osasse sfidarlo. Rossini in realtà non aveva nessuna responsabilità sulla scelta del soggetto. L’opera fu infatti scelta dall'impresario del teatro Argentina di Roma, il duca Francesco Sforza Cesarini; questi voleva commissionare a Rossini un’opera per l'imminente carnevale. La prima rappresentazione terminò fra i fischi. Poi fu un crescendo... rossiniano.