Ha evitato l’ergastolo, ma non la condanna. È ieri sera quando, dopo una lunga camera di consiglio, iniziata nella tarda mattinata, la Corte d’assise di Frosinone pronuncia il verdetto. Eraldo Marchetti, al momento dei fatti in servizio all’aeroporto Moscardini di Frosinone con il grado di maresciallo, è ritenuto colpevole dell’omicidio pluriaggravato della moglie, dalla quale si era separato. La vittima Maria Manciocco, maestra a Gorga, voleva lasciarlo. Questo, secondo l’accusa, sarebbe stato il motivo scatenante del gesto omicida. Il delitto si è consumato il 16 marzo 2014, all’interno dell’abitazione familiare, in corso Vittorio Emanuele, nel centro di Segni dove la coppia viveva con due gemelli di nove anni.

L’udienza di ieri è stata dedicata alle repliche delle parti. A prendere parola per primo è stato il pubblico ministero Giuseppe Strangio che, nella sua requisitoria, aveva parlato di sette moventi per l’uxoricidio. Il rappresentante dell’accusa si è interrogato sull’elemento della provocazione, non trovandolo. Il pm ha ricordato che l’interrogatorio dell’imputato, subito dopo il fatto, è stato pieno di elementi e riferimenti, «tutti episodi riscontrati». Strangio ha ricordato di aver chiesto a Marchetti di dargli uno spunto per escludere la premeditazione: «Ho fatto 17 domande per chiedere cosa ha scatenato l’omicidio e per 17 volte risponde non “c’è stato nessun litigio”. E in ben due domande confessa la premeditazione. Non ha accettato che gli sono stati messi contro i bambini e i dubbi sulla paternità».

Per escludere il litigio, quella mattina del delitto, il pm ha chiamato in causa i vicini che non hanno sentito nulla. In polemica con le arringhe difensive, il pm ha sottolineato di non aver di proposito fatto entrare i figli minori della coppia nel processo. Pur ribadendo che la presenza dei bambini sulla scena del delitto «è certa». Poi rivolto a Marchetti ha esclamato: «Il suicidio si sbandiera agli amici, il giorno dopo si uccide la moglie». Infine, il rappresentante dell’accusa ha citato una recente sentenza della sezione unite della Cassazione con la quale si precisano i contorni della crudeltà. Infatti, il pm ha contestato le aggravanti della crudeltà e della premeditazione per chiedere l’ergastolo.

Sottolineando che per contestare la crudeltà è sufficiente accettare il rischio che la vittima possa soffrire di più. E il riferimento sono i colpi inferti con una mazzetta da carpentire al volto della donna e al fatto che l’accusato non si sia chinato verso di lei per vedere le conseguenze dell’aggressione. Per la condanna hanno insistito le parti civili, in rappresentanza della famiglia della donna, dei figli e delle associazioni, attraverso gli avvocati Simona Simeone, Virma Conti, Alessandro Cassiani, Marco Fagiolo ed Eugenia Scognamiglio.

Per la parte civile si è tornasti indietro di 40 anni, ai tempi del delitto del Circeo. Con altrettanta passione gli avvocati Patrizia Valeri e Saveria Mobrici hanno insistito nel chiedere l’assoluzione dell’imputato per vizio totale di mente. «Non voleva uccidere - hanno insistito i legali della difesa - Tutti hanno visto la sofferenza di quest’uomo. Non c’è correlazione tra arma e imputato. Marchetti stava male, non era in grado di capire quello che è successo. Sbaglia perfino piazzale e suona alla Guardia di finanza. Come poteva sbagliarsi?». Quindi la camera di consiglio e la condanna a 27 anni con una provvisionale di 150 mila euro in favore dei figli.

E l’imputato chiede perdono ai figli

Concluse le repliche, prima che la Corte d’assise entrasse in camera di consiglio, ieri mattina, l’imputato Eraldo Marchetti, maresciallo dell’Aeronautica militare, ha preso parola. Lo ha fatto per chiedere perdono ai suoi figli. Nelle mani portava un foglio, dal quale ha letto alcuni passaggi, con voce bassa, a volte ai limiti del comprensibile anche per la stessa corte. «Dite che sono un assassino, dite quello che volete - ha esordito - ma sull’onestà non transigo».

Il militare ha voluto replicare alle accuse della parte civile di non aver voluto contribuire economicamente al sostentamento dei figli. Ha detto che una sua offerta tramite il nipote era stata respinta, così come l’Aeronautica senza una sentenza sull’affidamento non avrebbe inviato soldi ai minori. Poi rivolto ai figli ha detto: «Perdonatemi per il dolore che siete costretti a vivere. Ogni cosa che farò sarà per il vostro benessere. Mi mancate. Purtroppo non mi è stato permesso neanche di scrivermi. Anche chi fa professione di fede non ha potuto o voluto intercedere».

Poi, ancora più diretto, ha aggiunto: «Papà non ha voluto offendere la memoria di vostra madre. Quel giorno non ero in me. Il mio gesto è stato sconsiderato e catastrofico. Speriamo che un giorno mi vogliate perdonare».