Ai ciociari piace scommettere. Un assunto che trova conferma nelle statistiche che vedono Frosinone ai primi posti nelle classifiche nazionali e che è dimostrato anche dal grande contenzioso che la presenza di agenzie di scommesse determina. Se da un lato continuano le pronunce della Corte di Cassazione che rimandano a un vecchio caso sollevato proprio a Frosinone e a un’altra causa che dal capoluogo ciociaro è approdata fino alla Corte di Giustizia del Lussemburgo, dall’altra la materia dà da fare anche al tribunale ordinario.

L’autorizzazione

Ieri, davanti al giudice monocratico Andrea Cataldi Tassoni ci sono state ben due udienze a carico di titolari di due distinte agenzie aperte sul territorio provinciale. Il primo caso arriva da Frosinone, da via don Minzoni dove nel 2013 era stato aperto un centro di elaborazioni dati per le scommesse sportive.

Il titolare A.L.N., difeso dall’avvocato Roberto Filardi, doveva difendersi dall’accusa di aver aperto l’agenzia in assenza di autorizzazione di pubblica sicurezza. Questa era subordinata alla concessione dell’Agenzia dei monopoli all’operatore, che, in quel caso - secondo le contestazioni - per la Planetwin 365 mancava.

Da qui l’intervento delle forze dell’ordine con chiusura del centro. Nel corso dell’udienza è stato sentito il gestore di un’altra agenzia che subì la stessa sorte. Questi ha ricordato come la sua attività, a differenza di quella oggetto del processo praticamente chiusa dopo pochi giorni, aveva operato per qualche mese. Lo stesso ha ricordato che a Frosinone, ma anche in città vicine come Sora o Terracina le stesse attività avevano operato senza problemi.

In più, il titolare del centro aveva sottolineato come la casa madre aveva sempre sostenuto che tutto fosse in regola e che il centro potesse operare in Italia, anche alla luce di una serie di pronunce giudiziarie che, nel tempo, si sono susseguite, anche con esiti contrastanti.

Soldi contesi

Qualche ora dopo è stata la volta di un altro caso. Sotto processo, è finita una donna S.R. (difesa dall’avvocato Fernando Picchi), che ad Alatri aveva aperto un centro Stanleybet. Come teste è stato sentito un responsabile italiano della società con sede a Malta. L’uomo ha spiegato come avvenivano i resoconti contabili, che erano settimanali. Il teste ha detto che il bookmaker vantava un credito di 15.000 euro nei confronti dell’imputata.

Questo perché, secondo i calcoli del gestore, tra novembre e dicembre del 2013 la titolare del centro scommesse non aveva versato gli utili derivanti dalle scommesse. Tra le parti poi era intervenuta una transazione, ma dopo aver pagato alcune rate, il problema si era riproposto. Da lì era partita una diffida della Stanleybet, peraltro contestata dalla difesa. Difesa che ha chiesto al teste se il bookmaker avesse la concessione in Italia e se avesse aderito alla regolarizzazione, ottenendo due risposte negative, anche se il teste ha fatto riferimento alle controversie esistenti con lo Stato italiano, con tanto di pronuncia della Corte di Giustizia dell’Unione Europea. Entrambe le cause sono state rinviate per la sentenza.

Il risvolto. La cassazione continua ad annullare i provvedimenti 

Continuano le pronunce della Corte di Cassazione che ha annullato altre tre pronunce del tribunale del Riesame di sequestro dei centri scommessi collegati alla Stanleybet.

La sentenza si lega a quella dei giorni scorsi che aveva interessato un centro scommesso di Frosinone. Le decisioni seguono il solco dei principi stabiliti dalla Corte di Giustizia dell’Unione europea, chiamata in causa da un altro contenzioso partito proprio da Frosinone. Le nuove pronunce hanno interessato due sorani, A.D.V. e A.D.C. e il cassinate L.L.

Tutto ruota sulla natura ritenuta discriminatoria del decreto Monti nei confronti dell’operatore con sede a Malta. È contestata la norma che prevede di devolvere gratuitamente le infrastrutture degli operatori alla scadenza delle nuove concessioni. Ciò perché la disposizione diventa un deterrente alla partecipazione alle gare tale da diventare una restrizione al diritto di stabilimento e di libera prestazione di servizi.

Il legale che ha presentato i ricorsi, l’avvocato Daniela Agnello, ha affermato in una nota sul portale specializzato Gioconews che «sia il giudice della fase cautelare che del merito hanno già deciso la vicenda processuale Laezza proveniente dalla Corte di Giustizia disapplicando la normativa nazionale per contrarietà al diritto eurounitario». Per poi aggiungere che «il tribunale di Cassino, recependo la sentenza della Corte di Giustizia ha già assolto la signora Laezza perché il fatto non sussiste».

La Corte di Cassazione nel valutare le varie argomentazioni poste a supporto delle istanze dei titolari dei centri scommessi, comprese le pronunce sul caso Laezza e l’ultima relativa al caso di Frosinone, ha stabilito, tra l’altro, che «l’ordinanza impugnata deve essere annullata con rinvio al tribunale di Frosinone che procederà, nell’esercizio dei poteri riconosciutigli per legge nella fase dell’impugnazione cautelare, e dunque potendo sempre utilizzare e valutare, oltre che la documentazione e gli accertamenti tecnici sul punto già in atti, anche ulteriori elaborati tecnici sempre producibili dalle parti, a nuovo esame sulla base di quanto sin qui esposto con ampia facoltà di valorizzare, oltre ai parametri sopra indicati a titolo esemplificativo, ogni altro parametro ritenuto necessario e funzionale ad esprimere una valutazione in ordine alla proporzionalità o meno della misura in oggetto al fine di farne discendere la valutazione sulla concreta natura discriminatoria nei confronti dell’operatore straniero».