“Non si lavora ancora”. Questo lo striscione apparso questa mattina davanti al bar Sandy. Poche parole ma che esprimono tanta rabbia, amarezza e sconcerto dei dieci dipendenti del locale chiuso dopo un’ordinanza a firma del questore. La settimana scorsa, la serranda per accedere all’edicola, alla ricevitoria e alla tabaccheria è stata alzata, mentre nulla ancora di fatto sulla sospensione della licenza, per quanto riguarda il bar, emessa dopo le risultanze investigative dei carabinieri. Secondo gli uomini dell’Arma il locale era un ritrovo abituale di persone pregiudicate o dedite all’uso di sostanze stupefacenti.

Tutto nasce dall’arresto di un uomo sorpreso a cedere un involucro con due grammi di hashish a un giovane, vicino al bar. Domenica scorsa i dipendenti avevano manifestato davanti al bar, allestendo un tavolo e offrendo caffè, cioccolatini e acqua ai clienti, fuori dal locale. Lunedì il confronto con gli operatori della Questura durante il quale è stato loro comunicata la riapertura per gli altri servizi, mentre la vendita di bevande resterà vietata fino alla fine del provvedimento. Ma i lavoratori non ci stanno. Non ritengono giusto il provvedimento e sperano che l’apertura avvenga prima di sabato prossimo.

«Noi vogliamo lavorare, non riteniamo giusto quanto accaduto. Noi non possiamo fare i controllori. Non possiamo chiedere il certificato penale ai nostri clienti. Confidiamo negli enti preposti affinchè la situazione venga risolta quanto prima».