Raccontare e raccontarsi, porre l’attenzione sui luoghi e le tradizioni di un territorio il cui sostrato è tanto ricco quanto bisognoso di essere riscoperto. Ripartire dalle origini. Ripartire dalla terra. Quelle della Valle di Comino e della Valle del Liri.
«Fare il festival è come fare il contadino». È questo quello che dice Vittorio Macioce raccontando l’impegno e la passione per la sua terra d’origine.
«Bisogna preparare il terreno prima di poter seminare – dice, spiegando il paragone col contadino – Se i primi anni abbiamo arato e poi seminato, quest’anno è ora di iniziare a raccogliere i primi frutti. Non è semplice organizzare un festival – dice – ma la risposta delle persone è incoraggiante».
«Il Festival ha creato immaginazione – dice ancora – Ha creato luoghi immaginari, i luoghi cioè dove nascono le storie. Ha fatto conoscere la Valle di Comino, ha stimolato la cultura che è ricchezza; è ricchezza perché crea opportunità». I grandi nomi, i temi affrontati: «Sono le persone che fanno la differenza – racconta Macioce parlando del festival quale anello di congiunzione e unione tra due mondi all’apparenza distanti, quello della cultura e quello del piccolo borgo – e la semplicità con la quale si affronta il dibattito. Le persone sono intelligenti, è sbagliato pensare il contrario, e se sai interessarle, con loro puoi dialogare di tutto, anche di fisica nucleare. Lo abbiamo fatto».
È modesto Vittorio Macioce ma l’orgoglio che si percepisce dalle sue parole si trasforma ben presto in fiducia verso nuovi orizzonti, quelli di casa nostra, quelli della Ciociaria, terra straordinaria. La sesta edizione del Festival delle Storie parte oggi da Sora.
Dal 22 al 29 agosto il Festival delle Storie farà vivere la magia dei racconti di attori, scrittori, cantautori, filosofi, musicisti, giornalisti, scienziati, imprenditori, registi, sceneggiatori, artisti, intellettuali, italiani e stranieri, nel palcoscenico naturale della Valle di Comino, immersa nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.
È un festival itinerante che racconta una storia fatta di storie. Otto giorni di viaggio attraverso piazze medievali, vicoli, castelli, conventi, ville ottocentesche e roccaforti. Ogni giorno un paese diverso, ogni giorno una carta diversa detta il canovaccio del festival. La novità di quest’anno è che il ritmo e i contenuti ruotano intorno ai frutti della valle e non più, come negli anni passati, attorno ai tarocchi. Immaginate allora la Valle di Comino come un’antica città, circondata da nemici invisibili che vogliono spegnerla, lasciarla al buio. Questa città ha otto porte, ogni porta ha il nome di un frutto e ogni frutto è il simbolo di un valore, che può avere il volto e la personalità di un eroe antico. Ogni porta rappresenta quindi l’antidoto al buio. Ecco i paesi che saranno lo scenario del romanzo di quest’anno e le porte per accedervi e per accendere le luci sull’antica città, la Valle di Comino, che ancora una volta prende vita e si illumina delle sue storie.
Da stamattina e per l’intera giornata le vie della città volsca saranno palcoscenico di grandi eventi, assolutamente da non perdere. Ricchissimo il programma.