La paura fa 90 ma il bisogno fa 180. I commercianti sono divisi tra chi vuole riaprire ed è pronto a rialzare le saracinesche e chi invece crede che non sia possibile tenere le attività aperte perché le entrate potrebbero non essere sufficienti ad andare avanti. In particolare sono pieni di dubbi i titolari di bar che non potranno non ritornare a una vita "normale", per la gestione delle attività quotidiana: «Avremo problemi per il caffè, per la distribuzione degli alimenti, come si può pensare di fare servizio con mascherine e guanti? Anche mettendo i tavoli all'aperto sarà difficile, ci vorrà più personale per gestire tutto e gli incassi, nel migliore dei casi, saranno dimezzati. Per noi il futuro è pieno di incognite. Non so come andremo avanti».

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Ma anche altri commercianti hanno dubbi, per chi ha negozi di calzature e abbigliamento ci sono altre problematiche: «Dicono che potremo riaprire, ma gli indumenti e le scarpe vanno sanificate? E come, se qualcuno indossa una maglia come potremo poi sanificare il capo ogni volta? E le scarpe? Mica possiamo passarci panni con prodotti o alcol. Si rovinerebbero. L'alternativa è non far provare i capi di abbigliamento o le scarpe, ma chi acquisterebbe così? - ha tuonato una commerciante del centro - Sono davvero tanti i problemi da gestire. Il problema è che chi ha pensato a scrivere le regole non ha dimestichezza con la realtà e con i vari settori evidentemente».

Ancora peggio per parrucchieri ed estetiste che hanno contatti diretti e ravvicinati con i clienti, molti di loro già utilizzavano guanti usa e getta: «Tra le ipotesi c'è quella di fare entrare un cliente alla volta, rapporto uno a uno - spiega una professioniste del settore - ma questo, di norma, già molti lo facevano. Aspettiamo direttive più certe, l'unica certezza sono i mancati incassi».