Se non c'è da rimanere allibiti davanti all'ennesimo show a reti unificate di Giuseppe Conte, poco ci manca. La tanto annunciata "fase due" non è altro che una falsa, tarocca, immeritata ripartenza a scopo promozionale ideata dopo tutto questo tempo da un Governo in pieno caos mentale e progettuale contornato da tutta una serie di inutili (visti i risultati) task-force. Partiamo dal linguaggio. Ormai l'allentamento delle restrizioni viene spacciato come una concessione. Forse al professor Conte e ai suoi sodali piddini e grillini manca qualche passaggio sulle libertà previsto dalla nostra Costituzione. Questa protervia, questa sicurezza, questa facilità con cui si protraggono misure eccezionali è per ora sgradevole e preoccupante. E non nascondiamo che tra qualche settimana gli aggettivi potrebbero diventare decisamente più duri.
Con le libertà e i diritti individuali nessuno si permetta di scherzare. Soprattutto se in una conferenza stampa come quella di ieri si omette completamente la chiara illustrazione di un quadro epidemiologico del tutto cambiato rispetto a febbraio con 16 regioni su 20 che contano qualche decina di casi al giorno in gran parte riferibili a cluster ospedalieri o sanitari.
In ogni caso il 4 maggio non ci sarà alcuna ripartenza. Riapriranno cantieri e fabbriche manifatturiere. Restano chiusi decine di migliaia di esercizi commerciali ai quali ora questo Governo pare si appresti a chiedere una serie di pazzeschi e inutili sacrifici economici per tentare di salvare aziende e posti di lavoro.
Un'apparizione, quella di ieri sera, imbarazzante, drammatica per l'evidente difficoltà nell'esposizione delle non-misure, prigioniera delle subdole raccomandazioni di una comunità scientifica più impegnata a difendere le discutibili posizioni politiche filo-cinesi dell'Oms che attenta a ricostruire la serie di criminali omissioni che hanno determinato le decine di migliaia di morti.
Preoccupa, del discorso del presidente del Consiglio, la linea. Dalla quale emerge che non si terrà mai conto del fisiologico indebolirsi del fenomeno, dell'approccio terapeutico cambiato, dell'opportunità di una campagna permanente di screening in collaborazione con le imprese e, cosa più importante, del riconoscimento che gran parte dei problemi della prima fase sono riconducibili a errori e omissioni dello Stato e del suo sistema sanitario affidato alle Regioni. Errori senza i quali oggi potremmo avere stessi numeri e uguali prospettive di Paesi come la Germania che senza allarmismi è già nel pieno di una seconda fase, vera e non tarocca, pronta a lasciarsi alle spalle questa maledetta primavera.