Processo con un detenuto in videoconferenza a causa dell'emergenza Covid-19. Per l'albanese che, il 4 marzo, sparò due colpi di pistola all'ex datore di lavoro di 57 anni che gli rifiutava la riassunzione, ieri mattina, si è celebrato il processo con il rito abbreviato. Ed è stato tra i primi stante le disposizioni anti assembramento emanate per fronteggiare il virus il che comporta una dilazione dei processi attualmente calendarizzati e lo svolgimento, in via telematica, solo delle attività per le quali non è possibile il differimento.

L'imputato, Adriatk Shehu, 44 anni, residente a Fiuggi, detenuto nella casa circondariale di Frosinone non potendo essere trasportato in tribunale per le disposizioni del protocollo ministeriale per il contenimento del Coronavirus è comparso virtualmente, in video, da una stanza nel carcere. All'altro capo del collegamento, nella stanza del gup del tribunale di Frosinone, il giudice, il pubblico ministero e il difensore.
Shehu, assistito dall'avvocato Giampiero Vellucci, ha scelto la strada del rito abbreviato. L'iniziale ipotesi di tentato omicidio è stata derubricata in lesioni personali, ragion per cui il gup ha inflitto una pena di un anno e mezzo, da scontare agli arresti domiciliari. Subito dopo l'udienza, infatti, l'imputato ha ottenuto gli arresti domiciliari e ha lasciato il carcere per la sua abitazione di Fiuggi.

La volontà di uccidere il datore di lavoro è stata esclusa vista la distanza ravvicinata, meno di due metri, tra lo sparatore e il ferito, seduto nella sua auto, con la quale è poi riuscito a scappare e a dare l'allarme, e la possibilità di colpire altre parti del corpo e non le gambe. L'intento, dunque, era quello di "dare una lezione" al datore di lavoro in un momento di disperazione nella quale era piombato Shehu, per la disoccupazione e per la necessità di mantenere moglie, dalla quale è separato, e figli.