In questo momento in cui infermieri e dottori sono i nostri "nuovi" eroi, uomini e donne che stanno combattendo in prima linea contro il terribile e fatale nemico Covi-19, ci sono anche professionisti che stanno combattendo altre battaglie. Raffaella, quarant'anni di Roccasecca, è una di queste.

La donna, che ha subito un intervento difficile e ha bisogno di cure e controlli costanti, ha perso il lavoro a ottobre. Non ha i requisiti per richiedere il reddito di cittadinanza, non ha lavorato a sufficienza per poter ottenere la disoccupazione e guarda la vita con paura, il futuro è davvero buio.

«Lavoro da dieci anni come infermiera, ho prestato servizio anche in Lombardia e Veneto, ma i contratti sono sempre stati tutti brevi. Un viaggio tra una struttura e l'altra, lontana da casa, poi a ottobre si è chiuso l'ultimo contratto e io sono rimasta senza lavoro.
Quando è iniziata l'emergenza ho inviato curricula a tutti: Protezione civile, esercito, Croce Rossa. Non voglio elemosina, voglio poter lavorare. Dopo un paio di colloqui non sono stata più chiamata. Il mese scorso ho fatto domanda per i buoni spesi, mi sono stati dati bonus per un importo di 150 euro e, quando ho chiesto come procedere per il mese di maggio, mi è stato detto che chi ha già ricevuto i buoni non ne potrà avere di nuovi. Non so cosa fare».

Raffaella ha una mamma che ha bisogno di fare delle visite mediche, cercano di arrangiarsi come possono.
«Il mio caf di riferimento mi ha detto che dovrei poter ricevere ancora dei bonus sia per la spesa che per l'acquisto delle medicine. Se potessi lavorare sarei più felice. Ho sempre salvato le persone, ho studiato per farlo e sono ferma». Un'eroina bloccata, il desiderio di aiutare gli altri e la necessità di essere aiutata per andare avanti.