Un solo paziente nel reparto di Terapia intensiva.
Peraltro in attesa di trasferimento a Malattie infettive.
La trincea della guerra al Coronavirus si è svuotata.
Sandra Spaziani, responsabile di Anestesia e Rianimazione dell'ospedale di Frosinone, stenta a crederci. Ha ancora impresso in mente lo scenario del sette marzo, quando la struttura cominciò ad essere letteralmente "assediata".

La riconversione
La trasformazione in reparto Covid iniziò rapidamente.
I posti vennero raddoppiati in pochi giorni, da 7 a 14.
Ma adesso si può arrivare all'attivazione di altre 5 postazioni. E ce ne sono 6 pronte di terapia subintensiva. Per un totale di 25. Eppure non è semplice allestire una nuova postazione di terapia intensiva. Occorre un letto mobile molto particolare.
Poi un respiratore automatico. Quindi un monitor multiparametrico: in grado cioè di misurare la pressione arteriosa, venosa e tanti altri valori vitali. Occorrono le pompe di infusione, attraverso le quali al paziente vengono somministrati i farmaci. Fondamentali le cosiddette "rampe delle pompe": i tubi vanno sistemati uno sull'altro, perché non è che si possono somministrare i farmaci tutti insieme.

Il reparto è cambiato anche sul piano logistico.
Tutti i pazienti erano stati sistemati in un'unica sala grande. Il reparto è stato "sold out" fino a dieci giorni fa.
È evidente che a Rianimazione si arriva in condizioni critiche e l'impatto del Coronavirus è stato davvero devastante. In tanti non ce l'hanno fatta. Ma in diversi hanno superato la malattia. Ieri mattina altri due pazienti sono stati trasferiti in altri reparti. Ne resta uno solo.

Le rilevazioni
Nel frattempo sono state anche fatte delle rilevazioni indicative, confrontando i dati degli ultimi due anni.
Lo ha fatto la dottoressa Sandra Spaziani direttamente.
Prendendo in considerazione il periodo compreso dal 7 marzo al 22 aprile. Nel 2019, quando cioè non c'era il Covid, ci furono 25 ricoveri e 12 decessi (il 48%).
Nello stesso periodo di quest'anno (con l'onda dello tsunami legata al Coronavirus) i ricoveri sono stati 39, i decessi 21 (il 53,84%). Numeri che fotografano la drammaticità della situazione, ma anche la capacità di tenuta e di risposta del reparto.

Verso la Fase 2
Ora l'attenzione si sposta sulla Fase 2 del Paese, ma a Terapia intensiva la guardia resta comunque altissima.
Le Terapie intensive sono un elemento particolarmente attenzionato per calibrare la riapertura dell'Italia.
Il biologo Enrico Bucci lo ha sottolineato giorni fa al Corriere della Sera: «Per riaprire bisogna tenere d'occhio il fattore "R0"? No, perché non ci hanno messo in grado di avere un campionamento statistico decente.
Possiamo pensare a riaprire quando avremo almeno il 50% dei posti liberi in terapia intensiva». Il perché è intuibile: la riapertura deve iniziare con la certezza che tutti gli eventuali nuovi contagi possano essere curati senza entrare in emergenza. Con tanti posti liberi di Terapia intensiva.

Funzionano le cure
Ma all'ospedale Fabrizio Spaziani di Frosinone la pressione si è allentata anche sugli altri reparti in prima linea nella guerra al Coronavirus. A partire dal Pronto Soccorso. Ricordiamo che ci sono 86 posti dedicati di degenza ordinaria: 26 a Malattie infettive, 40 a Medicina Covid, 20 a Medicina d'urgenza Covid. In questo momento sono liberi 35 posti letto. Un valore indicativo.
Certamente su questa situazione hanno influito sia le misure di distanziamento sociale che le cure.

Non c'è dubbio che l'utilizzo di farmaci come l'eparina, il Tocilizumab, antivirali, anti-infiammatori e cortisone hanno determinato un profondo cambiamento.
Dopo diverse autopsie effettuate nel Nord Italia è emerso che molti pazienti erano morti non tanto per insufficienza polmonare grave, quanto per eventi tromboembolici, legati a danni da parte del virus sull'endotelio basale e alveolare del polmone.
Da qui l'accelerazione sul versante della somministrazione dell'enoxaparina non solo in fase preventiva, ma anche terapeutica a dosi medio-alte.
Ci sono, infatti, pure quelli che hanno superato la malattia: 133 in tutto. Nello specifico, 90 guariti e 43 dimessi. In realtà si tratta di due categorie diverse.
Le persone guarite sono quelle alle quali è stato fatto un ultimo tampone con risultato negativo, dopo che erano state trovate positive. Mentre non necessariamente le persone dimesse sono completamente "negativizzate". Spesso i dimessi hanno ancora sintomi lievi. E vengono inviati in isolamento domiciliare oppure alla Casa del Maestro di Fiuggi.

Il fronte dei tamponi
A tutto questa va aggiunta le netta accelerazione sul fronte dell'effettuazione di tamponi in provincia di Frosinone. Da qualche giorno se ne fanno 300 ogni ventiquattro ore. Molto è cambiato anche con il servizio "Drive Through", il tampone praticato in automobile presso la tensostruttura allestita nel parcheggio della Asl (lato depuratore). Dove vengono effettuati 80 tamponi al giorno. Inizialmente venivano chiamate soltanto le persone positive che erano in sorveglianza domiciliare. Quelle che cioè hanno bisogno di due tamponi a distanza di noumeno di 24 ore per accertare l'avvenuta negativizzazione. Ma poi si è passati a testare anche tutti coloro che facevano parte di link epidemiologici, perché venuti a contatto con persone positive.

Quindi il passaggio successivo, vale a dire lo screening di operatori sanitari e dei servizi essenziali. In questi giorni sono stati testati operatori delle Forze dell'ordine e della Protezione civile per esempio. Oltre che medici e infermieri, non soltanto ospedalieri. Insomma, è partita la fase riservata alla ricerca degli asintomatici.
Non per caso sono state costituite le unità speciali di continuità assistenziale regionale (Uscar). Operano nei quattro Distretti dell'Azienda Sanitaria Locale. Su questo fronte si stanno effettuando tra i 50 e i 60 tamponi al giorno.

Poi ci sono i test quotidiani effettuati presso il reparto di Biologia molecolare. A livello nazionale, per quanto riguarda la possibilità di effettuare tamponi e test sierologici, si sono fatti sentire anche i medici del lavoro. In un documento hanno rilevato: «Dateci la possibilità di fare tamponi e test sierologici sui lavoratori per far ripartire in sicurezza le aziende. Altrimenti, non possiamo verificare se un lavoratore è affetto da Covid-19».

Il tema riguarderà naturalmente anche la provincia di Frosinone e ieri se n'è parlato in teleconferenza.
Perché è evidente che quando si riaccenderanno i motori della produzione ci sarà la necessità di effettuare questi "test". La ratio d'altronde rimane la stessa: individuare i positivi asintomatici per interrompere la catena della trasmissione del virus. Intanto però lo svuotamento del reparto di Terapia intensiva rappresenta un segnale importante sul piano della risposta alla pandemia Covid-19.