La quarantena e la permanenza obbligata a casa possono essere molto stressanti per tutti. Ci sono però alcune categorie che sono decisamente più sensibili e in queste ultime settimane hanno dovuto fare i conti con diverse difficoltà. I bambini, gli adolescenti e i giovani affetti da particolari patologie legate all'apprendimento, ma anche bambini autistici, con difficoltà verbali e motorie che seguivano terapie quotidiane con gli specialisti, stanno facendo i conti con un vuoto.

I genitori, guidati dai professionisti che seguivano i loro ragazzi, hanno continuato a fare esercizi e terapie, ma i risultati sono diversi perché questi piccoli non riconoscono nelle figure genitoriali il ruolo degli insegnanti. A fare il punto sulla situazione la dottoressa Maria Palumbo di Cassino, neuropsicomotricista dell'età evolutiva (Tnpee), che lavora in un centro specialistico. Ci sono diverse figure professionali che lavorano singolarmente o in sinergia sui piccoli: il logopedista si occupa del linguaggio; il neuropsicomotricista che si occupa dello sviluppo neuro e psicomotorio del bambino; il fisioterapista che si occupa della prevenzione e della riabilitazione motoria di tutte le fasce d'età.

Sono tanti i bambini e gli adolescenti che seguono terapie quotidiane. Cosa comporta l'interruzione causata dalle restrizioni legate all'emergenza Coronavirus?
«Per quanto riguarda questa interruzione improvvisa penso che tutto dipenda dalla diagnosi del paziente.
Ci sono casi più gravi (esordi di danni neurologici; esordi di disfagia, etc) che necessitano di una specifica e costante stimolazione da parte della logopedista.
Per quanto riguarda gli altri casi (disturbo del linguaggio, disturbo dell'apprendimento, dsa, rm) il training riabilitativo può e deve continuare in ambito domestico, costantemente monitorato, anche a distanza, dalla figura della logopedista. Tenendo presente che il raggiungimento degli obiettivi prefissati necessita, in ogni caso, di una continuità terapeutica,  anche al di fuori del setting».

Che differenza c'è tra logopedia e altri tipi di attività? Chi potrebbe soffrirne di più, i bambini più piccoli o i più grandi?
«Nell'ottica di un'interruzione va valutata (al di là dell'età del paziente) la diagnosi, la comparsa di tale diagnosi, l'eziologia della stessa e la durata dell'interruzione. Sicuramente i bambini più piccoli sono quelli che stanno soffrendo di più, ma anche per gli adolescenti non è facile».

Si può andare incontro a danni o a regressioni?
«Se la durata dell'interruzione è prolungata nel tempo possiamo incorrere a regressioni causate da una mancata stimolazione, sia per il piccolo paziente che per l'adulto». 

Come possono i genitori gestire i figli e "riempire" il tempo? Per molti di loro avere degli appuntamenti quotidiani è necessario per scandire le giornate? «Per alcuni pazienti la scansione del tempo e delle giornate è di fondamentale importanza per cui sarebbe opportuno scandire i vari momenti della giornata con attività ricreative e produttive. Seguire un piano e inserire attività che ai pazienti-figli piacciono ma anche quelli più complicati, per bilanciare l'impegno e l'offerta».

In questo momento sono sospese anche le terapie domiciliari, come si può spiegare ai pazienti cosa sta accadendo?
«Penso che la gravità della situazione contingente sia chiara a tutti. Infatti, talvolta, è lo stesso paziente a sospendere il trattamento per tutelarsi, per i bambini sono stati i genitori, le famiglie. Spiegare ai bambini, con o senza delle patologie, è comunque complicato, bisogna cercare di essere chiari, con concetti semplici e ripetere sempre le stesse risposte per permettere loro di metabolizzarne il contenuto e anche il significato».

È possibile fare delle terapie in video chiamata e ci sono genitori che le hanno chieste?
«La teleriabilitazione è possibile anche se molto limitante. In ogni caso ci sono delle indicazioni, linee guida, che si possono seguire quotidianamente con un confronto costante con i terapisti che già seguono i pazienti».

Che consigli può dare da professionista e da madre?
«Nella scelta tra servizio da garantire e contagi da evitare è stata data la priorità alla riduzione del rischio di diffusione del virus e quindi è stato doveroso sospendere le terapie ambulatoriali, non dichiarate di "vitale importanza". Anche perché risulta complicato poter svolgere la professione del logopedista come quella di altre professioni sanitarie quali neuropsicomotricista dell'età evolutiva, fisioterapista e simili mantenendo una distanza di almeno un metro e mezzo come da indicazione del Dipartimento della Salute. Poi dobbiamo sottolineare il fatto che circa l'80% dei pazienti non stava venendo a terapia di sua spontanea volontà. È possibile erogare prestazioni via telefono o webcam per quei trattamenti che lo consentono o per il monitoraggio di percorsi già avviati con esercizi temporaneamente monitorati a distanza o autogestiti dal paziente o dal caregiver.
Chi potrebbe soffrirne di più? Sicuramente i più piccoli.
Perché hanno una mente molto plastica che con facilità apprende nuove informazioni. Ma che con la stessa facilità, se non vengono automatizzate, le dimenticano.
Per gestire un bambino è più semplice dargli uno schema della giornata che dovrà affrontare. Tenerli impegnati sicuramente non è semplice ma si può approfittare di questo periodo per passare più tempo con loro e riscoprire la condivisione. Fare biscotti, percorsi ad ostacoli, pasta di sale, disegni, colorare, racconti di fiabe, cantare e ballare».